Oggi, a Bagnara, con una grande acclamazione da parte di tutto il consiglio generale viene eletta la nuova dirigenza della Fai Cisl, Città Metropolitana di Reggio Calabria, alla presenza dei segretari nazionale e regionale, Onofrio Rota e Michele Sapia, nonché la segreteria generale della Cisl di Reggio Calabria, Nausica Sbarra e Michele Brilli. Lascia la segreteria generale della Fai, Romolo Piscioneri, chiamato al nuovo incarico di segreterio generale della Cisl, Città Metropolitana di Reggio Calabria, ne subentra Antonino Zema, in qualità di segretario generale, Ferraro Francesco segreterio generale aggiunto, Elena Murdica componente di segreteria. La nuova dirigenza si dà come obiettivo quello di ampliare le tutele e migliorare la rappresentanza in una linea di crescita associativa.

Si conclude oggi a Locri il percorso formativo organizzato dalla Cisl, Città Metropolitana di Reggio Calabria. Corso orientato a formare nuovi dirigenti Cisl di base da impiegare sul territorio per quella necessaria politica di prossimità in aiuto ai lavoratori, alla gente, alla comunità. Una formazione che interpreti i bisogni del territorio e si predisponga verso vie risolutive degli stessi, almeno per la parte che compete al sindacato. I tre moduli sono stati condotti sapientemente da Natale Madeo e Vincenzo Marrafino del dipartimento della formazione confederale nazionale.

BUONE PRATICHE PER DARE DIGNITA’ AGLI INVISIBILI

Questi gesti concreti della Fai e della Cisl, in collaborazione con l’ente bilaterale agricolo territoriale di Reggio Calabria (EBAT), sono la testimonianza di come occorre andare oltre le parole mediante iniziative che aiutino le sofferenze degli ultimi.
Gente che lavora nei nostri campi con grandi sacrifici, inseguendo una speranza o molto semplicemente per sfuggire alla disperazione, dopo aver attraversato prima il deserto e poi il mediterraneo tra mille insidie.
Rosarno resta una delle realtà socialmente fragile e complessa, viste le dinamiche stagionali che aggregano un numero significativo di flussi di immigrati fuori controllo, nonostante il notevole sforzo istituzionale rivolto al superamento della tendopoli per un’accoglienza diversa e in linea con la particolarità proprie dei lavoratori immigrati.
Sono le esigenze del mercato del lavoro nel settore agricolo che fanno da richiamo durante la stagione delle grandi campagne di raccolta e non si limita solo alla piana di Rosarno, ma interessa altri luoghi in ambito comunitario, poiché l’Europa perde ogni anno circa tre milioni di lavoratori, per effetto della messa in quiescenza, senza poterli sostituire, visto il drastico calo demografico, creando delle vere emergenze per mancanza di manodopera.
Sicché, il fenomeno porta ad una doverosa valutazione fuori dalle ideologie o alzate di scudi politici, proprio per valutare le iniziative più idonee da adottare in un momento di debolezza del tessuto economico e sociale, penalizzato anche dalla mancanza di forza lavoro.
L’Europa non può non prendere provvedimenti volti a favorire l’apertura a ingressi regolari programmati in ragione dei reciproci fabbisogni, facendo accordi diplomatici ed economici, con pari dignità, tra paesi di origine e quelli di transito.
Significherebbe creare una collaborazione evitando viaggi irregolari gestiti dagli scafisti, superando quel traffico che ogni anno lascia centinaia di morti nel mediterraneo.
Aprendo all’immigrazione regolare, in forza di una norma lungimirante che tenga conto di una doverosa semplificazione , pur mantenendo i capisaldi di una governance europea, che assicuri un’acqua ricollocazione e un’ accoglienza organizzata e dignitosa, si eviterebbero i tanti disagi e la concentrazione confusa nella tendopoli o in alloggi di fortuna con le conseguenze ormai note, così come da anni si verifica nell’intera area della piana di Gioia Tauro, con Rosarno e San Ferdinando perennemente in difficoltà.

IL SEGRETARIO GENERALE CISL CITTA METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA

ROMOLO PISCIONERI

Nausica Sbarra (CISL) sulla giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Con il passare dei giorni si allunga la lista delle donne vittime di violenze, umiliazioni, molestie, nonostante siano già passati 41 anni da quel lontano 1981, anno in cui venne istituita la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Fu a Bogotá, durante il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico che l’assemblea generale delle Nazioni Unite fissa la giornata di celebrazione per il 25 novembre.

Dopo lunghi periodi bui di grande oscurantismo e sopraffazioni, finalmente si apre una nuova fase culturale e contemporanea che porta verso una doverosa crescita e emancipazione femminile, superando la morsa di molte arretratezze infarcite di pregiudizi, con la donna posta in un continuo stato di subalternità.

Si affacciano su uno scenario rinnovato, donne coraggiose e autentiche con un bisogno di vita nuova senza violenze, scegliendo di operare per il bene comune, con forza germogliante di vita e di speranza, dopo le dure prove affrontate lungo un difficile cammino.

Nonostante tutto, le uccisioni e le odiose violenze continuano in maniera inesorabile, anche se costruttive riflessioni su argomenti legati all’autostima, animati da un’unica certezza; la percezione del valore femminile, hanno occupato spazi importanti in opere di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Ricordiamo a noi stesse, che la donna che lotta e denuncia atti di violenza, non è mai sola e da senso alle realtà che presentano un alto tasso di fragilità sociale e a tutte quelle forme subdole di violenze domestiche.

C’è la necessità di imparare a conoscere le diverse forme di violenza di genere, senza mai trascurare gli effetti devastanti della dipendenza economica che, sovente, si trasforma in violenza economica, importante, ma ancora poco considerate su scenari che peggiorano con il passare del tempo.

L’anno 2020, di seguito riportato ad esempio, e il 2021 sono stati anni disastrosi per violenze di vario tipo e uccisioni dovute alla pandemia a seguito di una convivenza continua e forzata dentro le mura di casa, spesso rivelatesi delle vere trappole per donne fragili e indifese.

Le donne del mondo hanno bisogno di amore puro e non di affetto insano e omicida, se consideriamo i dati Istat relativi al 2020, nel nostro paese registriamo 116 donne uccise, con il 92,2% da persona conosciuta.

Per il 50% dal partner attuale, il 6% dal partner precedente, il 25,9% dai familiari e l’8,6% da altre persone, dati che ci devono preoccupare e devono indurci a fare molto di più sul piano della denuncia, mentre si è ancora in tempo senza tolleranza alcuna.

Nel 2022, una vittima ogni tre giorni, con mani maschili macchiate di sangue per ben 77 volte già a ottobre, di queste, 42 donne uccise da compagni o ex, a testimonianza che le violenze maturano in ambienti vicini e dove si annidano falsi sentimenti.

In ogni gesto sconsiderato vi è una verità sciupata, poiché la violenza è il colmo delle atrocità e spetta a noi donne gridarlo finché avremo voce e se mai dovesse mancare, lo testimonierà il nostro silenzio.

Nausica Sbarra

Responsabile Coordinamento Donne Cisl Calabria