🗣Cambiare le pensioni adesso! La vertenza continua. #CgilCislUil sempre al fianco di lavoratori e pensionati che da tanto, troppo tempo, attendono risposte. Il Governo si confronti con noi. Per saperne di più sulle richieste del sindacato

Mancano meno di quattro mesi alla scadenza della pensione con Quota 100 e, tuttavia, il Governo sembra non considerare prioritaria, insieme altre importanti riforme in cantiere in questo periodo, una revisione del nostro sistema previdenziale nell’ottica di una maggiore equità”. E’ quanto sottolinea il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra ricordando che “un passaggio brusco dai requisiti previsti da Quota 100, alle regole generali della legge Monti-Fornero comporterebbe per molti lavoratori e lavoratrici uno scalone di 5 anni e sarebbe socialmente insostenibile. Tanto più alla luce del definitivo superamento del blocco dei licenziamenti e delle numerose crisi aziendali in atto che non potranno essere superate nell’arco di qualche mese, nonostante le positive previsioni economiche che si stanno delineando per il prossimo anno, né gestite con la sola riforma degli ammortizzatori sociali”.

“La riforma del sistema previdenziale che Cisl Cgil e Uil propongono nella piattaforma sindacale unitaria, non si limita all’introduzione di una maggiore flessibilità in uscita, – aggiunge – ma guarda anche alla necessità di correggere gli aspetti più iniqui del sistema contributivo, all’urgenza di sostenere la previdenza delle donne, particolarmente penalizzate dalle riforme pensionistiche di questi decenni, all’esigenza di assicurare un futuro previdenziale dignitoso ai giovani con l’introduzione di una pensione di garanzia, al bisogno di tutelare chi svolge lavori usuranti, lavori di cura e i lavoratori fragili. Inoltre, è importante rilanciare la previdenza complementare, che rischia di essere messa in discussione e preservare il potere di acquisto delle pensioni sostenendo in particolare i pensionati con redditi più bassi attraverso l’ampliamento della quattordicesima e la rivalutazione delle pensioni.

Tutte queste richieste – tiene a ricordare Sbarra – sono state rinnovate al Ministro del lavoro Orlando nell’incontro del 27 luglio scorso ma fino ad ora non abbiamo avuto riscontri effettivi. Il tempo sta scorrendo, dal momento che entro fine mese verrà presentata dal Governo la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza propedeutica alla elaborazione della Legge di bilancio. Noi continueremo ad insistere in tutte le sedi istituzionali e politiche perché il tema della previdenza e delle pensioni venga assunto come prioritario” conclude.

🗞 «Siamo pronti a tornare al tavolo per rafforzare il Protocollo sulla sicurezza ed anche a discutere di Green Pass per accedere a mense e spazi comuni, ma diciamo no a fughe in avanti senza confronto, ad azioni unilaterali calate dall’alto tramite Faq che dividono i lavoratori e creano solo caos. Le mense hanno sempre rispettato il Protocollo sulla sicurezza sottoscritto dalle parti sociali. E il Protocollo ha funzionato: nessun focolaio e lavoratori tutelati. Ecco perché il governo deve fare chiarezza al più presto. Il sindacato ha sin qui mostrato responsabilità. Accusarci di strizzare l’occhio ai no vax è surreale. Le mense devono continuare a fornire questo servizio. Sarebbe un’assurdità mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, fermando il servizio o assicurandolo solo a una parte dei lavoratori. Ci sono accordi sindacali precisi che vanno rispettati. Ciò detto, i protocolli possono essere migliorati e adattati alla nuova situazione. Chiediamo per questo di essere convocati al più presto dall’esecutivo per rifare un accordo a tre, tra sindacati, imprese e governo. Leggi l’intervista integrale a Luigi Sbarra su “la Repubblica”

Ieri sera consegnato a #LuigiSbarra il Premio alla carriera dal Comune di Ardore: “Bisogna sostenere le famiglie e le imprese colpite dai #roghi di questi giorni. Occorre una nuova strategia nazionale che valorizzi i comparti ambientali e forestali

ROGHI, SBARRA: RISTORARE FAMIGLIE E IMPRESE COLPITE, SERVE UNA NUOVA STRATEGIA NAZIONALE CHE VALORIZZI I COMPARTI AMBIENTALI E FORESTALI

“L’Aspromonte brucia, la montagna calabrese e’ cenere insieme alla Sardegna, alla Sicilia, a pezzi importanti del patrimonio boschivo e produttivo del Mezzogiorno. Un bilancio pesantissimo, reso tragico dalla perdita di tante vite umane. Il danno legato alla distruzione di migliaia di ettari di bosco, in una regione come la Calabria, è incalcolabile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico”. Lo ha detto Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, a margine del riconoscimento alla carriera conferito dall’Amministrazione Comunale di Ardore nel contesto dell’iniziativa “Ardore e le sue Stelle”.

“Le famiglie, i lavoratori, le imprese e le comunità locali colpite vanno ristorate adeguatamente – ha aggiunto -. Ma di fronte a uno scenario che si ripete con dinamiche sempre peggiori di anno in anno, il Governo non può limitarsi all’intervento emergenziale. Servono anche norme penali più severe contro chi si macchia di questi crimini e c’è bisogno di un piano massiccio di investimenti che agisca ‘a monte’ dei disastri attraverso il presidio, la protezione, la manutenzione costante dei territori. Va valorizzato l’apporto strategico che possono dare, in tal senso, i comparti ambientali e forestali.

Vuol dire mettere in campo un forte intervento in materia di prevenzione, salvaguardia ambientale, bonifica e messa in sicurezza del suolo, rilancio delle attività di forestazione produttiva e della occupazione. E poi, nel rispetto delle leggi anticrimine, procedere rapidamente con il rimboschimento delle aree. Ci vuole maggiore coordinamento, ma soprattutto una rinnovata volontà politica che ad ogni livello, dal regionale al nazionale, dia forma ad una nuova strategia organica di difesa e sviluppo del patrimonio ambientale italiano”, ha concluso Sbarra.

Incendi nel reggino, perseguire con forza i piromani che hanno causato morte e violentato il patrimonio naturalistico’

La Giunta regionale ha deliberato la richiesta al Governo di dichiarazione dello stato di emergenza, in relazione agli eventi calamitosi derivanti dalla diffusione di incendi boschivi che stanno interessando il territorio della Calabria. Forse con un pizzico di ritardo, considerata la gravità della situazione che si trascina da oltre dieci giorni, ma la deputazione parlamentare reggina, si attivi con risolutezza con proposte ed interventi mirati alla ripresa delle aree colpite, dal punto di vista ambientale ed economico. Una mobilitazione partita in ritardo forse perché sottovalutata la gravità della situazione. Ma adesso occorre celerità, uomini e mezzi per far fronte ad un disastro senza precedenti per la nostra terra. La mano delittuosa dell’uomo ha causato cinque morti, di uomini e donne che, nel tentativo di salvare le proprietà di famiglia o gli animali da allevamento, hanno pagato il prezzo più alto per aver tentato di salvare i sacrifici di una vita. Auspichiamo che le autorità rintraccino e perseguano i responsabili di questo attentato alla comunità civile e al patrimonio paesaggistico e culturale del nostro Aspromonte. Cuore ferito di una Calabria devastata”. Così in una nota i sindacati CGIL, CISL e Uil.
“Ovvio è – prosegue la nota – che il Governo non è esente da colpe considerato che nel 2017 decise di sopprimere il Corpo forestale dello Stato, trasferendo soltanto al corpo dei Vigili del fuoco l’onere dello spegnimento degli incendi, peraltro senza nulla prevedere per l’attività e la formulazione di una strategia di prevenzione. Per non parlare della gestione della flotta di canadair appartenente allo Stato italiano, la quale è stata affidata a società private, sconfessando un principio politico di prim’ ordine, ossia l’ affidamento di una delicata funzione pubblica a dei privati. Sicurezza e salvaguardia ambientale devono essere in capo allo Stato e non a delle aziende!
Oltre a questi errori strategici relativi alle politiche di pianificazione prevenzione incendi, è opportuno ribadire che manca un piano regionale straordinario Forestazione, attraverso il quale si sarebbero dovute attivare le procedure per un livello occupazionale adeguato di operai forestali che avrebbero garantito interventi propedeutici ad evitare questa terribile devastazione di intere aree verdi, parchi naturali e interi ecosistemi.
Un dramma senza precedenti che sta scuotendo la comunità del Parco nazionale dell’Aspromonte, con le sue famiglie, i suoi imprenditori e i comuni che all’interno della grande area naturalistica insistono e costruiscono la loro identità. Il loro grido di dolore arriva dritto al cuore, perché si ha la terribile sensazione che con i boschi stia bruciando un pezzo del presente di tutti coloro che per e nell’Aspromonte, vivono e progettano il proprio. Ammirevole l’immane sforzo di Vigili del fuoco, di volontari, delle forze dell’ordine e dei sindaci che stanno combattendo la battaglia più difficile: impedire la propagazione delle fiamme. Ma senza l’aiuto di mezzi e strumenti adeguati ad un’emergenza nazionale, la situazione di criticità difficilmente rientrerà; rischiano di bruciare borghi, paesi interi e gli alberi più antichi dell’ecosistema aspromontano. E la paura rischia di prendere il sopravvento, nel vedere habitat distrutti, aziende ridotte in cenere, famiglie dilaniate da morte e disperazione. La rivoluzione culturale per una terra perduta non basta. Contro delinquenti e sciacalli serve la mano dura di uno Stato capace di assicurare alla giustizia i responsabili di veri e propri attentati. Mentre per l’approssimazione e l’incapacità amministrativa di chi avrebbe il compito di intervenire in materia di prevenzione e strategia conservativa dei Parchi e delle aree verdi, patrimonio ambientale, economico e culturale della collettività, penso che l’inibizione dai pubblici uffici sarebbe cosa buona e giusta”, conclude la nota.