UST CISL: martedì 11 settembre il Consiglio Generale Reggio Calabria

Con l’odierno comunicato si rende noto che martedì 11 settembre alle ore 9.30 presso il Grand Hotel Excelsior di Reggio Calabria, è convocato il Consiglio Generale CISL di Reggio Calabria.

Relazionerà Rosi Perrone – Segretario Provinciale,

interverrà Paolo Tramonti – Segretario Regionale,

Concluderà i lavori Luigi Sbarra – Segretario Generale aggiunto.

 

Reggio Calabria, lì 06/09/2018             Ufficio Stampa Ust-Cisl Reggio Calabria

CISL: “IL 17 SETTEMBRE APRIRANNO LE SCUOLE, EDILIZIA SCOLASTICA FERMA”

Dichiarazione congiunta di Rosi Perrone Segretario generale Ust – Cisl Reggio Calabria e Enzo Corsaro Segretario generale Filca – Cisl Reggio Calabria

È allarmante il dato che emerge dall’elaborazione dati del Ministero dell’Istruzione, e già ampiamente emerso dagli organi di stampa, circa l’agibilità e dunque le norme antisismiche e la messa in sicurezza delle scuole della provincia di Reggio Calabria. Quasi la totalità degli edifici, sembra non essere agibile e questo, oltre a generare disagio per l’inizio dell’anno scolastico, pone una questione che è fortemente collegata alla paralisi dell’economia reggina. È degradante costatare che una Città metropolitana abbia questo tipo di problematica e che ci desta preoccupazioni che non possiamo certo sottacere. Ci corre l’obbligo sottolineare anche la gravissima crisi occupazionale del settore edile, che rappresenta uno dei settore chiave dell’economia locale.   La competenza è degli enti locali, i quali, dovrebbero intervenire tempestivamente – anzi si è fin troppo in ritardo – per scongiurare il peggio. L’edilizia scolastica è ferma, e dunque sembra paradossale non intervenire. Operare in direzione della messa in sicurezza delle strutture scolastiche avrebbe una duplice valenza; quella di riportare a standard di sicurezza secondo le normativa antisismica vigentetutti gli edifici della provincia, e garantire la ripartenza dell’economia del settore ‘edilizia’. Una boccata d’ossigeno insomma, per le imprese e soprattutto per l’indotto che, anche e non solo attraverso questi interventi, rimettendosi in moto, garantirebbe una forte sollecitazione al livello occupazionale. In questo scenario desolante pubblicamente chiediamo una presa di posizione a riguardo, da parte del Comune di Reggio Calabria e della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Reggio Calabria lì 01/09/2018         Ufficio Stampa Ust Cisl Reggio Calabria

Bene la visita del Ministro Lezzi ma adesso provvedimenti concreti per il porto di Gioia Tauro

Dichiarazione congiunta di Rosy Perrone Segretaria Generale Cisl Reggio Calabria e Paolo Tramonti Segretario Generale Cisl Calabria.

Abbiamo accolto positivamente la visita del Ministro per il Sud Barbara Lezzi e la volontà di aprire un dialogo rispetto alcuni temi che sono centrali e indispensabili per il potenziale strategico del Porto di Gioia Tauro. E’ imprescindibile ragionare avendo chiaro un assunto: il porto di Gioia Tauro è un’infrastruttura fondamentale non solo per la Calabria, ma per l’intero Mezzogiorno, senza mai sottovalutare la sua vocazione ‘Mediterranea’. La dislocazione geografica è un punto di forza sul quale lavorare e creare attrattive commerciali. Il Governo deve renderlo competitivo, proprio per creare un’alternativa valida ai grandi porti europei. Dunque occorre velocizzare le procedure di nomina del nuovo presidente dell’autorità portuale, per dare un management forte e solido capace di cogliere le sfide amministrative ed economiche di un grande bacino commerciale qual è il Porto, partendo dalla grande opportunità della Zes. Questo strumento deve necessariamente innescare una fase di rilancio del porto, con il suo indotto e il suo livello occupazionale, ma necessita di un’operatività impellente con il pieno sostegno della Regione Calabria e della Città Metropolitana.

Nuove relazioni internazionali, capacità di nuovi investimenti e un incremento del traffico, commerciale e turistico, potrebbero essere i perni di una nuova stagione, ma attenzione… solo se si è in grado di tutelarla ed impermeabilizzarla dai professionisti del malaffare che allungano i tentacoli su una struttura che ha tutte le carte in regola per far rinascere il tessuto economico della Calabria. Al Ministro, abbiamo già esplicitato il nostro supporto in questo percorso, nel quale tutti siamo chiamati a dare un contributo. Istituzioni, imprenditori, lavoratori e sindacati, abbiamo il dovere di combattere in questo senso, una battaglia comune che possa dare i suoi frutti nel breve e medio periodo.

Gioia Tauro, è il principale porto mediterraneo di trashipment, ossia di trasbordo di merci da nave a nave, oggi è tra i più importanti al mondo, ma al contempo tra i più sottovalutati dall’opinione pubblica nel nostro Paese. Si deve avere la forza e l’abilità di invertire questa tendenza demolitrice.

Idee e proposte sarebbero quella di rafforzare il collegamento della sua attività logistica puntando a diventare il centro delle attività di smistamento per tutta la rete ferroviaria nazionale. E ancora, lavorare sullo snellimento della burocrazia per omologare le pratiche amministrative a quelle degli altri porti internazionali, per creare degli stimoli efficaci alle partnership di grandi colossi, soprattutto con più alta competitività e un abbassamento dei costi di attracco.

Infine, suggeriamo di valorizzare le potenzialità già in essere del porto: logisticamente e strutturalmente è uno dei più moderni del mondo. Ha fondali e spazi che consentono attracco e comodità di manovra alle più grandi navi finora costruite dall’uomo. Ha un retroterra sgombro con spazi enormi, piani e di facile accesso ed immobili pronti a ‘ricevere’ grandi società desiderose dal Mediterraneo di entrare nel mercato italiano attraverso la su porta principale.

Agire subito per dare concretezza ad un processo di sviluppo, troppo spesso decantato, ma mai effettivamente decollato.

 

Reggio Calabria lì 09/08/2018           Ufficio Stampa Ust Cisl Reggio Calabria

Cisl: La Metrocity non ricada negli errori del passato.

La notizia di qualche giorno fa della firma di Hitachi di un corposo contratto per lo stabilimento di Reggio Calabria – costruirà 12 super treni per la metro di Milano – non può che rendere soddisfatti chi, per mandato sindacale, e chi come semplice cittadino, s’impegna a sorregge la speranza di uno sviluppo concreto per la città e per l’intera aera metropolitana. Un’iniezione di entusiasmo e di soddisfazione per tutti gli addetti ai lavori, che nello stabilimento ex Omeca, ripongono aspettative per investimenti a medio e lungo termine. Imprenditori dell’indotto, istituzioni, sigle sindacali e famiglie reggine dunque, hanno accolto con legittimo giubilo il piano industriale, già rinvigorito mesi fa dall’accordo tra la divisione “Rail Italy” del gruppo giapponese con il ministero dello Sviluppo Economico e la Regione per potenziare lo stabilimento di Reggio Calabria – dichiarano Rosi Perrone Segretaria Generale Ust Cisl Reggio Calabria e Giuseppe Chiarolla Segretario Generale fim Reggio Calabria. Un bagliore di luce accecante nel buio dell’economia industriale reggina. Hitachi prevede nuove assunzioni, ed un progetto di ricerca e sviluppo che guarderà a tutto il territorio nazionale, con l’intento di incrementare la capacità produttiva, innovando le tecnologie industriali e implementando il processo di trasformazione digitale.

A questo va ad aggiungersi dichiara Rosi Perrone, un fatto di notevole portata, come quello del protocollo di legalità firmato tra Prefettura, Questura Rc, Unindustria Calabria e Hitachi. Un modello, continua la Perrone, da clonare perché se utilizzato in ogni settore permetterebbe di impermeabilizzare il sistema economico ed imprenditoriale locale del mercato del lavoro e soprattutto, dell’indotto dell’intera area metropolitana.

Occorre oggi, in considerazione di questi importanti risultati, che le istituzioni della città – Comune e Città Metropolitana – si impongano con autorevolezza nel rapporto di trattazione con il neonato governo affinché si realizzi un concreto sviluppo Reggio metro.

Sapendo che “Si può fare” e la Hitachi è  la prova concreta del fatto che quando  gli investimenti si fanno su seri progetti industriali anche a Reggio si può e che le cattedrali nel deserto ,riguardo le quali ha scritto  una disamina attenta   nei giorni scorsi il vicedirettore di Repubblica  ,del passato erano solo mere azioni sociali compensative dunque in metrocity ci vuole capacità  di  rilanciare  azioni e programmazioni  che favoriscano i veri insediamenti produttivi, impermealizzandoli con protocolli di legalità praticata e la strada tracciata da Hitachi può essere percorsa e proposta come modello e non solo come  “Isola felice” Dunque ognuno per la propria parte ed in rete pattizia, senza primogeniture o inutili o peggio strumentali litigiosità,  bisogna lavorare ad  un progetto – serio – di sviluppo per il sud, con particolare riferimento a luoghi dove il cambiamento è a portata di mano. Solo per fare un esempio ricordo il porto di Gioia Tauro finestra infrastrutturale strategica sul Mediterraneo e la Zes – continua la Perrone, per far questo occorre che la classe dirigente titolare delle responsabilità amministrative si doti di una visione, in grado di sintetizzare programmare, progettare e realizzare; e non ha tanto margine di tempo per farlo.

Anche nei confronti dell’amministrazione regionale occorre una presa di posizione forte affinché – alla Metrocity – vengano affidate le deleghe di settori strategici per lo sviluppo del territorio. Ed in questo percorso, non ci sottrarremmo come Cisl/metro ad un ruolo di affiancamento, con leale collaborazione e sostegno fattivo.

Un impegno politico e istituzionale verticale però, deve essere sorretto da un’azione orizzontale, attraverso l’utilizzo delle risorse in capo alla città metropolitane che se strategicamente programmate possono incidere fortemente sul territorio e sul suo futuro.  Occorre aprire cantieri e mettere in campo i piani di intervento, gestendo i fondi seguendo le effettive vocazioni della città. Oggi sappiamo che tutto questo è una impellente necessità e pochi sono i risultati in termini di occupazione e benessere. Progetti importanti, relativi ad infrastrutture e trasporti, alla mobilità, finanziamenti per le reti per l’inclusione socio-lavorativa ed in questo si registra un segnale pon metro interessante nel metodo e nel merito; e ancora, azioni di sperimentazione di percorsi di partenariato pubblico-privato, laboratori territoriali di partecipazione e ricerca sociale nelle periferie, cantieri per l’imprenditorialità sociale.

Azioni che potrebbero ricucire il forte ritardo di cui soffre la nostra città e quindi la comunità. Ma ad oggi la contezza è che si può fare molto solo se si pianifica, si interviene con atti concreti, si concerta in rete Città Metropolitana che vogliamo.  noi siamo orgogliosi di poter gioire per i treni prodotti da Hitachi e non vogliamo rischiare di perdere i treni per il futuro del nostro martoriato territorio, questo non deve accadere dobbiamo assieme scommettere sullo sviluppo della metrocity, realizzare ogni attività di prossimità che possa mettere in campo ogni azione di coinvolgimento civile di chi ci vorrà credere per dimostrare che Reggio città metropolitana “Si può fare “  – conclude Rosi Perrone.

Reggio Calabria lì 06/08/2018                       Ufficio Stampa Ust Cisl Reggio Calabria

Cisl: Rischio svuotamento di comparti strategici per Reggio Calabra. La Metrocity batta un colpo!

Non possiamo sottacere a quanto sta verificandosi in capo all’ Agenzia delle Dogane e Monopoli di Reggio Calabria. Apprendiamo increduli di una notizia che cristallizza un disegno di svuotamento del comparto doganale di Reggio Calabria e che fa il paio con l’abbandono più complessivo del territorio, in costanza di una flebile pianificazione metro. Dopo la decisione della direzione regionale delle dogane trasferita a Catanzaro, la Città Metropolitana “subisce” anche la chiusura della sezione doganale dell’aeroporto dello Stretto.

Già la riorganizzazione – non è fazioso definirla declassazione – dell’Ufficio doganale di stanza nel Porto di Gioia Tauro, aveva rimodulato quello che era un punto di forza del sistema portuale, in una sede periferica dell’Ufficio di Reggio Calabria e c’è da chiedersi quali saranno le conseguenze considerata la costituita area Zes? Adesso la imminente chiusura dell’ufficio doganale aeroportuale infieriscono un colpo mortale ad un comparto strategico dell’intera aera metropolitana, in termini di servizi, livelli occupazionali e assetti organizzativi della dogana stessa – con queste parole intervengono Rosi Perrone Segretaria Generale Cisl e Vincenzo Sera Segretario Generale fp di Reggio Calabria

L’Aeroporto dello Stretto, anche emblematicamente, non può perdere la sua vocazione di “frontiera”. Tra l’altro, sarebbe l’unico caso per quanto concerne le Città Metropolitane di tutta Italia. È fondamentale scongiurare la chiusura, perché ci sarebbe una fisiologica ricaduta con effetti negativi a cascata che riguarderebbero il settore ed il suo indotto.

Dunque, continua Rosi Perrone, anche Il governo centrale deve fare la propria parte, mettendo da parte slogan e propagande, e deve concentrarsi sulle criticità che riguardano lo sviluppo del mezzogiorno e della Calabria in particolare guardando alla Città Metropolitana di Reggio Calabria come traino per l’area dello stretto nel Mediterraneo. Intendiamo con forza, stimolare come Cisl Reggio Calabria un tavolo interistituzionale e con le parti sociali affinché l’ennesimo atto, mirato allo svuotamento di una infrastruttura già fortemente martoriata, non si concretizzi continuano Perrone e Sera. Ma in questo percorso condiviso, vien fuori la viscerale necessità che la Metrocity riceva formalmente le deleghe della Regione, per poter affrontare le questioni scottanti della città oltre che con strumenti amministrativi efficaci, anche con la giusta capacità istituzionale.

La mancanza, o questo ingiustificato ritardo, del “trasferimento di poteri” lascia in una fase embrionale le prerogative della Città Metropolitana questa e tante altre le criticità metropolitane che vanno assolutamente affrontate con l’autorevolezza che solo un ente con pieni poteri può fare.

Di contro, il gruppo dirigente della Metrocity non deve cincischiare. Con fermezza deve pretendere quanto gli è dovuto per superare questa fase di stallo, anche perché altrimenti risulterebbe paradossale decifrare il rapporto di forza con il governo regionale che ‘veste’ lo stesso colore politico. Urgono piani programmatici metropolitani e di investimento per ottimizzare i fondi destinati alle esigenze più impellenti del territorio.

Ci vuole azione consapevole e di visione per poter concretizzare la Metrocity, non è più tempo di attese ora ci vogliono fatti ed atti concreti da parte di chi crede che una reale speranza di futuro possa  esserci – conclude Rosi Perrone.

Ufficio Stampa Cisl Rc

Sindaci dell’area metropolitana cambino l’agenda delle priorità.

Il rapporto di Demoskopika di qualche settimana addietro, relativo alla spesa dei comuni riguardante l’assistenza alle categorie sociali più deboli è allarmante. La nota scientifica dell’istituto di rilevazione e ricerca, traccia un quadro che esige delle riflessioni.  Al netto del fatto che lo studio è stato effettuato seguendo il parametro delle “rette destinate al ricovero in strutture per anziani/minori/ soggetti portatori di handicap ed altri servizi connessi”, e quindi la spesa delle amministrazioni presa in considerazione riguarda questo segmento di intervento, c’è da fare una valutazione seria e approfondita, se, per esempio i comuni friulani spendono 63,37 euro pro capite e, la Calabria – penultima in questa rilevazione – spende appena 2,13 euro. Il dipartimento welfare di Demoskopika ha condotto la ricerca ‘abbinando’ due categorie di spesa. E proprio da questa duplice valutazione, emergono i dati più duri. Si tratta di un confronto tra risorse destinate a servizi socio-assistenziali e risorse destinate alle organizzazioni e alle manifestazioni di fiere, sagre, eventi e convegni. Nei fatti, il rapporto Demoskopika restituisce un contesto in cui i bisogni delle fasce sociali più deboli sono valutati diversamente rispetto attività di animazione territoriale. La provincia di Reggio Calabria addirittura spende mediamente 0,16 euro per le rette socio assistenziali e 1,78 euro pro capite per gli eventi. Una discrasia inaccettabile per quanto riguarda la materia di assistenza alle persone con fragilità. La situazione del welfare dell’area metropolitana di Reggio Calabria, potrebbe sintetizzarsi esclusivamente nell’analisi di questo dato.

Pertanto è indispensabile ridisegnare il rapporto fra pubblico/privato ed assistenza, per riorganizzare al meglio il sistema di protezione sociale. In questo quadro generale desolante, i sindaci del territorio metropolitano e le amministrazioni tutte, devono farsi carico di una responsabilità politica forte, con grande consapevolezza di essere parte di una metrocity con forti potenzialità ancora poco espresse, in grado di invertire un trend che, ad oggi e dalla lettura dei dati , non provvede pienamente ai diritti dei deboli. I numeri del rapporto sopra citato misurano la sproporzione con la quale vengono gestite alcune voci dei bilanci comunali. Certamente, voglio sottolineare, eventi di animazione territoriale e di approfondimento culturale sono fondamentali per i territori e per il loro sviluppo, ma non possono assumere una centralità maggiore rispetto alle politiche socio-assistenziali e alle risorse dedicate per attuarle.

C’è da evidenziare , senza dubbio, il fatto che la riforma del welfare calabrese, contemplata dalla DGR 449/2016, è stata bloccata dal TAR (sentenza del 28 maggio) per vizi procedurali, rilevati da alcuni comuni e da alcune strutture; quindi la rivoluzione del sistema dei servizi socio assistenziali, ma soprattutto quello delle politiche sociali calabresi, non può del tutto ultimarsi fino a quando non verrà sciolto questo nodo  che da settimane non permette il pieno sviluppo dell’interazione tra i diversi attori protagonisti del welfare in Calabria  (Regione, comuni, Aziende sanitarie, Terzo settore e cittadini). Dunque è in questo quadro che si incastona l ‘allarme riportato dalla stampa in questi giorni: 33 comuni calabri devono, in virtù di questo andirivieni di competenze, restituire con urgenza quanto avuto dalla regione pre-sentenza, solo così ed in attesa di sviluppi le strutture  stesse potranno  rimettersi in moto  e garantire servizi ai fruitori, e  retribuire i  lavoratori. Tutto questo ad ormai quasi anni dalla emanazione della l. 328 e della regionale l. 23. Vogliamo dire con forza, determinazione e contemporaneamente voglia di partecipare alla costruzione del   futuro del territorio che settori fondamentali necessitano di tempi politici compatibili con i bisogni reali della gente e non tempi biblici!

Il percorso di riforma previsto dalla delibera di giunta regionale, auspico, possa realizzarsi affinché il territorio e la città metropolitana diventino attori fattivi dello sviluppo che creino welfare di prossimità reale e praticato; ma contestualmente credo che, occorra che i comuni valutino attentamente l’agenda delle priorità, gestendo le risorse – anche se oggettivamente poche – secondo un paradigma di sensibilità politica che tenga conto delle vulnerabilità della collettività.  Sarebbe un segnale di credibilità, un messaggio di speranza per chi si è rassegnato alla disillusione di un ‘welfare state’ non ancora effettivamente compiuto, in Calabria e nella nostra Reggio.

 

Reggio Calabria lì 31/07/2018      La Segretaria Generale Ust Cisl Reggio Calabria

                                                                                             Rosi Perrone 

GIOVANI A REGGIO CALABRIA, ‘RESTARE’ NON DEVE ESSERE UN ATTO DI CORAGGIO

Giovani a Reggio Calabria, ‘restare’ non deve essere un atto di coraggio

 

La Calabria fa registrare un trend negativo dl punto di vista demografico, in assoluta coerenza con i dati che caratterizzano il Mezzogiorno. In questa triste analisi, condotta dall’ Università della Calabria e dal portale ‘Open Calabria’, i numeri relativi alla provincia di Reggio Calabria non sono certo in controtendenza rispetto al regresso che la popolazione del sud sta attraversando.

Un bilancio negativo nei rapporti nascite-decessi ed emigrazione-immigrazione lancia un segnale d’allarme per il futuro prossimo, per l’intera area della metrocity.

La perdita di abitanti determina, in maniera quasi fisiologica, una flessione per quanto concerne l’economia locale e soprattutto, inibisce uno spirito vivace di imprenditorialità. A farne le spese sono le aree interne e montane della provincia, ma se non si riesce ad invertire la rotta, molto presto la crisi demografica investirà i centri urbani più importanti.

Un’ emorragia demografica figlia di un ristagnamento economico, che non riesce ad essere arginato neanche con gli strumenti che la Città Metropolitana dovrebbe garantire. E’ improcrastinabile impiegare le leve che le vocazioni del territorio suggeriscono, con scelte forti e lungimiranti. I giovani reggini partono e non accettano la sfida di restare in un contesto che li priva di prospettive di futuro. Per loro, ad oggi, risulta più difficile rimanere nella propria terra piuttosto che partire, mettendo nella valigia incertezze e disagi.

Investire in turismo non può essere un’utopia per un territorio che offre tra le più importanti bellezze paesaggistiche del Paese. Senza retorica e fingimenti, occorre incentivare imprese, tour operator e istituzioni centrali per mettere in piedi un piano di sviluppo che parta dai collegamenti e dalle infrastrutture. Ci vuole la voce grossa per affrontare le sfide più importanti, quelle che riguardano il futuro della nostra terra. E al contempo, occorrono misure urgenti per contrastare l’emigrazione che ha spopolato la provincia di Reggio Calabria. Come? Intanto, cercando di catalizzare l’attenzione di investitori in grado di stimolare il tessuto imprenditoriale e commerciale del territorio, sfruttando il settore enogastronomico che ha reso i prodotti reggini tra i più ricercati al mondo. E ancora, un altro strumento virtuoso potrebbe essere caratterizzato da un pacchetto di interventi di carattere sociale e culturale. Per esempio sostenere e valorizzare la maternità (e, più in generale, la genitorialità), potrebbe risultare una scelta ambiziosa e vincente, e poi, sostenere con fondi pubblici l’imprenditoria giovanile per arginare l’emigrazionedopo il percorso scolastico, e puntare al recupero economico, sociale ed architettonico delle aree marginali abbandonate e dei centri storici, per favorire un turismo culturale robusto e soprattutto credibile, coinvolgendo gli operatori economici in progetti di co-financing.

Di questo, è capace la Metrocity?

È scontato che l’abbassamento demografico blocchi lo sviluppo basato sull’equità intergenerazionale. Le comunità reggine soffrono di uno stato d’invecchiamento avanzato, in cui le conseguenze maggiori sono avvertite proprio nei contesti economicamente deboli, caratterizzati da sistemi di welfare locale inefficienti e inefficaci, talvolta inesistenti, come nei territori della provincia.

Se i giovani emigrano, i piccoli comuni si spopolano e restano abitati prevalentemente da anziani. Tale spopolamento produce un forte disimpegno sociale ed istituzionale, contraddistinto da una riduzione dell’investimento pubblico e privato, che spesso si traduce in uno stato di abbandono e di degrado sociale ed ambientale, che causa ulteriore emigrazione. Il rischio di un lungo inverno demografico è tutt’altro che lontano.

Il dramma della migrazione rischia di trasformare tradizioni, usi e costumi di una terra che per generazioni intere, ha saputo approfittare del suo valore identitario, come dispositivo di sostentamento e addirittura, di ricchezza.