Nota unitaria CGIL, CISL e UIL

“CGIL, CISL e UIL Sabato 5 dicembre scendono in piazza”

CGIL, CISL e UIL saranno in Piazza Italia, a Reggio Calabria, Sabato 5 dicembre alle ore 10.00 per ribadire che alla Città (anche metropolitana) occorre un cambio di passo.
Nel pieno rispetto delle misure anti Covid-19, scenderemo in piazza per ribadire che siamo al fianco delle istanze del tessuto sociale della nostra città. Lo faremo per i disoccupati, i lavoratori precari, i giovani, le donne, i pensionati, le fasce deboli; in una parola: per tutti i cittadini metropolitani.

Cgil Reggio Calabria

Cgil Piana di Gioia Tauro

Cisl Reggio Calabria

Uil Reggio Calabria

Gregorio Pititto

Celeste Logiacco

Rosi Perrone

Nuccio Azzarà

Annamaria Furlan su ‘Il Dubbio’: “Lottiamo perché la disabilità non sia una barriera per una vita dignitosa”

Come ogni anno, celebriamo oggi la giornata internazionale delle persone con disabilità con tutta l’importanza che merita, per riflettere su come e quanto i diritti delle persone con disabilità vengono rispettati nel nostro Paese.

In Italia lavorano solamente meno di 4 persone con disabilità su 10. Il 21% delle persone con disabilità è invece in cerca di un lavoro che fatica ad arrivare. C’è ancora troppa poca attenzione su questo tema, sui problemi di tante persone disabili o con gravi patologie che in questa emergenza da Covid-19, hanno avuto difficoltà ad essere riconosciuti come “lavoratori fragili” ed avere diritto a lavorare con accomodamenti ragionevoli, in smartworking, o a fruire di un congedo retribuito se giudicati inidonei.

Troppo spesso si pensa che la disabilità sia una problematica che riguarda qualcuno altro. Invece riguarda ciascuno di noi, come ci ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per un periodo più o meno lungo della propria vita, ciascuno di noi può trovarsi in condizione di disabilità, per una malattia, un incidente, purtroppo spesso per un infortunio sul lavoro, o altre problematiche. Ci si può trovare un nostro parente, il marito, un figlio.

Solo se apriamo gli occhi e il cuore, e riconosciamo le persone straordinarie che sono attorno a noi, saremo sempre più capaci di ascoltarle, accoglierle, riconoscere ogni singolo diritto che hanno, esattamente come ciascuno di noi. Per poter “Ricostruire meglio”, come le Nazioni Unite ci invitano a fare proprio in questa giornata, “verso un mondo post COVID-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile”.

Per questo dobbiamo creare le condizioni perché il lavoro sia un diritto di tutti, sia una componente della nostra identità adulta, sia uno dei terreni in cui contribuiamo alla crescita e allo sviluppo delle nostre comunità. Uno studio della Cisl del Lazio ci rivela come più del 74% delle persone con disabilità che lavorano sono molto preoccupate del proprio futuro e il 47% ha sofferto nel periodo emergenziale soprattutto per la mancanza di relazioni.

La Cisl – ne andiamo molto fieri – è stato il primo sindacato d’Europa che si è dotato di un “responsabile nazionale per le disabilità”: il nostro caro Flavio Cocanari, scomparso qualche anno fa. Flavio ci aveva sempre invitato a guardare alla concretezza dell’azione sindacale, ad essere agenti del cambiamento, a non accettare le ingiustizie.

Ed è proprio nel Premio Cisl a lui dedicato che abbiamo raccolto alcune storie di vita, di persone che grazie a chi le ha supportate nell’eliminare le “barriere”, sono riuscite a raggiungere i propri obiettivi. Stasera Rai2, nello speciale “O anche no. Il lavoro è di tutti” manderà in onda quelle di Maria Teresa e di Dino. La prima è la mamma di Domenico, un bambino con disturbi dello spettro autistico, che proprio grazie alla Banca del tempo solidale, istituita con la contrattazione di secondo livello ha potuto avere tempo prezioso per vivere la cura che una relazione materna così speciale chiede. L’altro lavora con noi in Cisl Nazionale ogni giorno, e, davvero, non potremmo più farne a meno. Ora, in pieno periodo emergenziale, Dino non può lavorare in presenza, è un lavoratore fragile; attende di ascoltare, con la stessa attenzione che riserva alla sua squadra del cuore, la notizia che finalmente potrà tornare ad incontrare tutti i suoi colleghi. Sono due storie emblematiche, di grande coraggio e di grande speranza.

E allora l’augurio che possiamo farci in questa Giornata è che questo ‪3 dicembre‬ ci aiuti a riconoscere la fragilità che è in noi e attorno a noi, e a non rinunciare mai a lottare, perché la disabilità non costituisca una barriera per una vita piena e dignitosa, in condizioni di parità con ciascuna altra persona del mondo.

Annamaria Furlan: “Se non cresce il Sud non può ripartire il paese”

“Bisogna utilizzare una parte consistente delle risorse europee per gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno per creare lavoro è sostenere la nascita delle imprese. Non basta la decontribuzione o la necessaria assistenza sociale. Nei mesi di lockdown abbiamo firmato protocolli importanti con il Governo sulla sicurezza. L’interlocuzione era continua e proficua. Poi il dialogo si è interrotto, siamo stati convocati dopo che la leggedibilancio era stata illustrata sui social dai ministri. Un grave errore. Serve un pattosociale a livello regionale e nazionale. Se non cresce il Sud non può ripartire il paese. Non possiamo crescere con una parte consistente del territorio nazionale privo di quelle infrastrutture materiali ed immateriali di cui c’è immediatamente bisogno”.

Annamaria Furlan

Annamaria Furlan: «Sul Recovery Plan serve un piano condiviso con le parti sociali»

“Il piano Next Generation Eu rappresenta una straordinaria occasione per cambiare volto al nostro paese. Ma per fare questo occorre coinvolgere nella selezione delle priorità e degli strumenti tutte le parti sociali e le categorie produttive.

Non possiamo polverizzare le risorse in centinaia di progetti ministeriali che rischiano di essere inefficaci sul piano della crescita del paese, dell’occupazione, della modernizzazione del tessuto produttivo, della sostenibilità ambientale, della riduzione del divario tra nord e sud”.

E’ quanto sottolinea in un’intervista su “Il Sole 24 Ore” la segreteria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Sciopero PA: la lettera della Segretaria Generale Furlan alle delegate e ai delegati

“Il 9 dicembre i sindacati della Pubblica amministrazione di Cisl, Cgil e Uil hanno dichiarato sciopero della categoria per cambiare e migliorare la PA, per la sicurezza nel lavoro, per le assunzioni in tutti i settori pubblici e per il rinnovo del contratto.”
Si apre così la lettera che la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha scritto alle delegate ai delegati in vista dello sciopero nazionale della Funzione Pubblica.
“Scioperano lavoratori che hanno pagato un prezzo altissimo anche in termini di contagi e morti nei luoghi di lavoro a causa del Covid, lavoratori che per 12 anni non hanno rinnovato il contratto, che hanno la contrattazione aziendale bloccata in un settore importante per il sistema Paese dove sono presenti 350.000 lavoratori precari con contratti a scadenza, nell’incertezza per il loro futuro e quello della loro famiglia.
I diritti di cittadinanza passano per l’efficacia e la puntualità del lavoro pubblico: non c’è qualità del servizio se non c’è qualità del e nel lavoro, non c’è diritto alla salute senza strutture adeguate e personale sanitario, non c’è sostegno alla famiglia e alla natalità quando mancano asili nido, strutture e personale nel sociale a sostegno della disabilità e della non autosufficienza, non c’è diritto alla sicurezza quando mancano strumenti e lavoratori dedicati!
La PA ha bisogno di riformarsi e innovarsi, ha bisogno di un grande piano di digitalizzazione e formazione, ma per fare tutto questo occorrono investimenti, visione e partecipazione dei lavoratori. Lo Stato datore di lavoro per i dipendenti pubblici non può non riconoscere il diritto al contratto per i suoi lavoratori, un contratto già scaduto da oltre 2 anni. Non si sostituisce la contrattazione con le circolari ministeriali, non è così che si realizza il cambiamento, questa è una mentalità vecchia e improduttiva.
Oggi il Paese tutto fa i conti con le scelte sbagliate del passato, tagli ai posti letto, alle piante organiche del personale, centinaia di migliaia di posti di lavoro pubblico cancellati, servizi ridotti all’osso. Tutto questo ha creato un Paese più diviso, ingiusto, diseguale e l’emergenza pandemica ha fatto emergere drammaticamente quanto il lavoro pubblico faccia la differenza! In questo contesto gli attacchi volgari che in questi giorni sono stati fatti ai sindacati confederali dopo la dichiarazione dello sciopero hanno un unico scopo: indebolire il sindacato e dividere i lavoratori, forse per distogliere l’attenzione sui veri problemi del Paese!
La battaglia dei lavoratori pubblici è la battaglia di tutti noi per la dignità del lavoro e della persona, perché senza i servizi siamo tutti più soli e più deboli.
Fraterni saluti, 
Annamaria Furlan

Reggio Calabria. Sindacati uniti: “Il tempo è scaduto: sabato 5 dicembre scendiamo in Piazza”

Sabato 5 dicembre alle ore 10.00 CGIL, CISL e UIL saranno in Piazza Italia, a Reggio Calabria, nel pieno rispetto delle misure anti Covid-19, per ribadire che alla Città (anche metropolitana) occorre un cambio di passo per uscire dalle secche in cui, una storica pandemia e un’amministrazione metropolitana poco lungimirante, l’hanno impantanata. Auspichiamo che la nostra manifestazione venga interpretata, come abbiamo sempre sottolineato, come un processo di costruzione, pro cittadini, pro lavoratori, pro giovani e donne, pro fasce deboli, pro territorio comunale e metropolitano e non contro chicchessia. È l’ ora della assunzione di responsabilità e non dell’ addebito ad altri del mancato sviluppo di un agglomerato che conta quasi 600 mila abitanti. Protesta e proposta per offrire un piglio di speranza a quanti, anche disillusi e rassegnati, decidono di battersi per una città a misura d’uomo, nella quale i servizi essenziali siano indiscutibilmente garantiti. La nostra comunità di rappresentanza sarà al nostro fianco, perché i settori strategici di Reggio Calabria sono ridotti al lumicino e non staremo a guardare mentre i cittadini chiedono prese di posizione concrete che non lascino spazi a tentennamenti. Saremo in piazza perché è messa in discussione la quotidianità degli abitanti della nostra amata città, Giovani, donne pensionati, fasce deboli, in una parola: i cittadini metropolitani.
Rifiuti e mancata raccolta, manutenzione stradale ed idrica, acqua e decoro urbano, rappresentano i punti di emergenza che hanno raggiunto picchi inaccettabili per il Comune ‘Capoluogo’ di una Metrocity che, per mission e vocazione amministrativa, dovrebbe guardare e proiettarsi nel futuro. Invece ci si trova a fare i conti con problemi atavici che ci riportano indietro nel tempo. Manca un progetto e una visione di rilancio dell’intero territorio, è questa la triste verità. Non si intravede uno stralcio di progettazione di economia urbana; centro città scollegata dalle periferie, sempre più abbandonate, sempre più periferie sociali. La locride e l’area della Piana di Gioia Tauro appaiono conglomerati disconnessi da Reggio Calabria. C’è bisogno di una governance che sappia valorizzare le prerogative sociali, economiche, agricole, forestali, infrastrutturali materiali /immateriali, ambientali, artigiane e geo localizzate di un territorio ricco di opportunità com’è l’area Metropolitana.
Un’inerzia su deleghe, Area dello Stretto, Zes, Porto di Gioia Tauro, aeroporto, viabilità straordinaria, stradale e ferrata per collegare costa Jonica e Tirrenica, potenziamento e sviluppo di aree interne e realtà legate al patrimonio naturalistico e identitario del Parco Aspromonte, valorizzazione dell’enogastronomia. Tutti temi negli anni approfonditi e sviscerati come sfera sindacale, ma mai presi realmente in considerazione. E ancora: sanità, grandi aziende di servizi, credito, lavori pubblici, dipendenti comunali e della Città Metropolitana, di società para-comunali e para-metropolitane, che lamentano un rapporto freddo con l’amministrazione, rappresentano questioni altrettanto scottanti, che ci impongono azioni determinate e volte al celere raggiungimento di soluzioni di normalità chiediamo dunque, nell’intento di costruire in rete , che al tavolo di confronto il Sindaco preveda, facendo rete, la presenza dei presidenti delle conferenze dei sindaci e che il confronto sia costante ossia diventi un modus operandi che dia la possibilità di monitorare i risultati concreti dell’ agire comune, in termini di occupazione e di benessere sociale. Noi ci siamo e ci mettiamo, come sempre, la faccia!
Pititto, Logiacco, Perrone, Azzarà

Annamaria Furlan su ‘Il Sole24Ore’: “Per il Recovery un piano condiviso con le parti sociali”

Il piano Next Generation Eu rappresenta una straordinaria occasione per cambiare volto al nostro paese. Ma per fare questo occorre coinvolgere nella selezione delle priorità e degli strumenti tutte le parti sociali e le categorie produttive.

Occorre un vero dialogo sociale che finora non c’è stato. E sarebbe importante che le parti sociali insieme avanzassero al Governo proposte comuni sull’utilizzo delle risorse del recovery fund, su investimenti, ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro. Incontriamoci e discutiamone subito, dico alle associazioni d’impresa.

E sulla ripresa del negoziato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, la proposta di Federmeccanica costituisce una prima base utile, anche se insufficiente, per costruire un negoziato produttivo, favorendo l’innovazione, la qualità e la partecipazione dei lavoratori. Questa è la sfida comune di sindacati ed imprese.

Annamaria Furlan su ‘Il Quotidiano del Sud’: “Da sei anni non ci sono bilanci certificati. Qui la salute non è un diritto ma un favore”

La protesta forte ieri dei sindacati confederali della Calabria sulla situazione grave e vergognosa in cui versa il sistema sanitario in questa importante regione del nostro Sud merita tutto il nostro sostegno oltre che una profonda solidarietà.

Non devono essere le persone più deboli a continuare a pagare con la propria vita i costi del mal governo, delle omissioni, degli scandali nella gestione della sanità pubblica. Ci vogliono subito attrezzature moderne negli ospedali, medici, specialisti ed infermieri. Il Covid ha scoperchiato una situazione incresciosa che tutti i cittadini calabresi conoscevano sulla propria pelle.

I cittadini calabresi meritano risposte e non vogliono rassegnarsi all’opacità della gestione della sanità, alle diseguaglianze territoriali evidenti del sistema sanitario calabrese rispetto a quello delle altre regioni italiane.