Rosy Perrone su ‘No Tax Area’ per il sud: “Un effetto shock che farebbe ripartire la Città Metropolitana”

La fase post Covid deve essere gestita cogliendo le opportunità che derivano dai fondi europei del Recovery Fund e del Mes, qualora il Governo su quest’ultimo decidesse di procedere senza condizionalità stringenti. Perchè se così fosse, una nuova e vera occasione per il Sud si presenterebbe nella misura in cui i territori e le regioni del Mezzogiorno sarebbero pronte a far fronte unico alla sfida del futuro: accorciare il gap tra le due ‘Italie’. Le regioni del Sud con un ragionamento sinergico ed istituzionale e mai secessionista, con una misura shock potrebbero davvero seguire il passo dell’area del Nord Italia, il cui sviluppo ha tempi e processi molto più dinamici e più competitivi.

Giusto riprendere dunque la sfida del nostro Segretario nazionale aggiunto Luigi Sbarra, secondo cui una coraggiosa e intraprendente scelta politica di istituire una ‘No Tax Area’ per il Sud per dieci anni, rilancerebbe i territori e soprattutto la Città Metropolitana verso scenari inaspettati.

Una grande No Tax area sarebbe capace di lanciare un messaggio potente agli investitori del mondo, e darebbe al contempo, un reale sostegno ai tanti artigiani e piccoli imprenditori che ogni giorno fanno miracoli in territori difficili. Visto che il Governo sta lavorando sull’iniziativa di attrarre investimenti al Sud, infatti, deve essere consequenziale anche il concetto che a fianco di ogni misura di sviluppo, occorre una forte azione di contrasto alla criminalità mafiosa ed economica che purtroppo, viaggiano ormai troppo spesso  in parallelo.

I corposi investimenti che stentano ad arrivare soprattutto da comparto privato, sarebbero la prima leva con la quale risollevare la nostra periferia. Penso ai fantastici territori martoriati della provincia; godrebbero di uno strumento concreto per valorizzare le bellezze naturalistiche e storiche dell’area grecanica e ionica, dell’entroterra tirrenico, della costa reggina bagnata da due mari.  Non solo l’aspetto turistico verrebbe rinfrancato, ma l’intero indotto industriale e commerciale legato al Porto di Gioia Tauro. A più riprese ho sottolineato l’importanza dell’infrastruttura contestualizzata nel pieno dell’efficienza della Zes, ecco: una ‘No tax Area’ sarebbe il sigillo definitivo ad un dispositivo economico e finanziario ancora non  realmente entrato in funzione. Ma anche le altre infrastrutture godrebbero di un concreto aiuto di rilancio, dall’aeroporto ai collegamenti sullo Stretto. Questi sarebbero rinvigoriti da uno spostamento fisiologico di capitale umano ed economico.

Ovvio è che questo grande sogno di uno strumento di un’area a fiscalità di vantaggio, dovrebbe essere accompagnata da politiche armoniche rispetto alle reali ed impellenti esigenze del nostro territorio.

Dal miglioramento dei servizi essenziali, alla ripresa dell’edilizia con la riapertura dei cantieri, ad una qualificazione della sanità, con assunzioni e rigenerazione da parte del management commissariale, alla costruzione di un welfare reale che si prenda cura delle esigenze delle famiglie e delle fasce sociali più vulnerabili. Insomma un processo organico che tenga conto di azioni mirate ad un approccio si verticale ma anche e soprattutto orizzontale. Perché la ‘No Tax area’ anche se non dovesse risolvere gli atavici problemi della burocrazia, del deficit di infrastrutture, delle politiche di welfare per le famiglie, potrebbe svegliare la politica italiana dal torpore verso il Sud.

Rosy Perrone su Porto Gioia Tauro: “Bene incremento traffico Container, da oggi sia volano per la Zes!”

Non può che determinare ottimismo la notizia diffusa dal Sole 24 Ore dell’aumento, considerevole, del traffico Container del Porto di Gioia Tauro; anche perché questo dato arriva al tramonto di una fase storica per l’economia mondiale. Una ‘movimentazione’ aumentata del 40% rispetto al primo semestre del 2019; collocandosi ai livelli dei porti di Rotterdam, Anversa, Shangai e Tangeri.

La pandemia infatti avrebbe potuto incidere negativamente come è stato per quasi la totale restante parte dei comparti economici e commerciali. Ma per il Porto di Gioia Tauro, così non è stato. Dunque onore al merito, a chi – management e maestranze – ha saputo penetrare (invertendola) la tendenza che ha fatto registrare una crisi economica epocale.

Tra i porti del Mediterraneo, senza dubbio quello di Gioia Tauro è il più importante per infrastrutture, posizione strategica e dunque per efficienza; ragion per cui, sta assumendo sempre più la leadership nell’Europa meridionale. Il lavoro di riqualificazione e rilancio ha dato i suoi frutti, grazie all’ammodernamento del parco mezzi, alla demolizione di tre gru di banchina obsolete, al miglioramento delle banchine e di alcuni fondali al fine di rendere più agevoli e sicure le manovre delle navi che arrivano, le quali, in considerazione delle grandi dimensioni, hanno bisogno di una profondità di almeno 16 metri. Un complesso programma di sviluppo – come riportano i media regionali – che certamente servirà a rendere il porto maggiormente competitivo. Ma per essere costantemente competitivo rispetto alle sfide alle quali l’economia globali chiama, il Porto deve essere inteso anche come volano per la Zes, altrimenti lo sguardo verso il futuro sarà di relativa gittata.

La zona economica speciale, guidata da un comitato di indirizzo composto dal presidente dell’autorità portuale e da un team di esperti, deve valorizzare le enormi potenzialità del porto, attraverso la semplificazione dei procedimenti amministrativi per le aziende investitrici e al contempo, garantire l’esecutività dell’impatto delle misure agevolative in termini di defiscalizzazione e intercettazione di finanziamenti per e sul territorio dell’intera area.

La Zes, frutto di un’idea politica istituzionale dedicata al mezzogiorno, è finalizzata ad incentivare insediamenti imprenditoriali, per far crescere l’infrastruttura marittima e il suo indotto.

Ma oggi parlare della ZES non vorremmo potesse apparire come l’ennesima incompiuta del nostro territorio, piuttosto vorremmo invece, potesse essere percepita come un volano di sviluppo concreto. Ciò che si percepisce è che, ad oggi, molti sono i ritardi e le perplessità che evidenziano le contraddizioni che – ci chiediamo – sono da ascrivere solo alla governance delle ZES?

Al momento, così com’è oggi strutturato il Comitato di Indirizzo appare quasi ingessato, non svolgendo un ruolo di sprone in grado di incidere a favore della modernizzazione industriale delle aree ZES ma dopo tutta la foga pubblicitaria della istituzione pare sul tema che anche il governo non dia input perlomeno non evidenti; lo strumento è invece appetibilissimo per il Paese soprattutto oggi nella fase post Covid-19.

L’attuale meccanismo di incentivi della Zes prevede il credito d’imposta per  i  grandi gruppi industriali che fatturano miliardi di euro dunque  in una visione che veda la Zes di Gioia Tauro incastonata in un sistema paese che attui scelte di politiche industriali soprattutto oggi con l’ arrivo dei miliardi del Recovery Fund, noi pensiamo potrà essere un importante viatico per la ripresa economica del Paese non trascurando che anche la piccola e media impresa locale potrebbe avere un futuro serio che crei occupazione vera, quella che potrebbe rilanciare l’area di Gioia Tauro e non solo. Il nostro territorio ha bisogno di un’economia reale in grado di incidere concretamente nelle casse dei piccoli imprenditori affinché possano essere datori di lavoro di giovani altamente formati a questo proposito apprezziamo la vision del ‘Cefris’ che si sta attrezzando in questa direzione.

Occorrono reti, occorre un patto sociale affinché anche con Città Metropolitana e Regione Calabria si facciano interventi mirati a riqualificare la parte logistica ad oggi potenzialità inespressa. Con la riqualificazione di capannoni oggi in disuso e con la attivazione di vie di collegamento ad oggi poco curate e poco accessibili al resto della Calabria. Dalla zona ionica reggina al resto del territorio regionale, le infrastrutture stradali e non solo sono da adeguare.

L’area di Gioia Tauro deve inoltre, essere ben connessa all’aeroporto di Reggio (la cui non/fruibilità aprirebbe un altro tema scottante) e con quello di Lamezia e Crotone, proprio per essere in grado di attrarre l’attenzione e la convenienza di investitori che non ‘sentano’ lontano geograficamente ed economicamente un polo strategico come il Porto di Gioia Tauro.

La Zes – e il suo futuro – saranno il termometro delle opportunità per nuova occupazione e una fattiva crescita del lavoro competente. Senza questa prospettiva, anche la positiva attività di gestione della struttura Porto, rischia di essere contingente e non poter fare da moltiplicatore, senza politiche economiche di accompagnamento e sostegno all’indotto che essa genera invece la Zes potrebbe essere la chiave di volta. Non bisogna perdere questa occasione di futuro e si può fare assieme, in una rete pattizia di volontà reali al servizio del territorio metropolitano.

Rosy Perrone: “Opere ferme al palo mentre il territorio metropolitano ricerca una visione per lo sviluppo”

L’anima imprenditoriale della metrocity dal secondo dopoguerra in poi, è stata caratterizzata anche dal comparto edile, oggi in uno stato quasi comatoso, e che pare non riesca a ripartire anche per via di tutte le opere ferme al palo, in attesa che la pubblica amministrazione risolva contenziosi e riesca a programmare e progettare una ripartenza dell’economia del settore.

Sono tante le criticità, è inutile negarlo, che condizionano rallentamenti e addirittura paralisi di strutture ed infrastrutture che potrebbero cambiare il volto metro.

Dal Palazzo di Giustizia che rischia di divenire l’incompiuta-simbolo di un modus operandi soffocato da burocrazia e contenziosi. Di questi giorni la richiesta del Sindaco al Governo di far inserire l’opera tra le 130 previste dal Decreto Semplificazione. Se ci fosse stato un confronto per tempo su questi temi con le parti sociali, probabilmente si sarebbe agito, prima che si giungesse all’approvazione in Parlamento.

La Gallico-Gambarie progettata e appaltata attraverso fondi europei dalla Regione Calabria, rappresenta una vera e propria grande opera; ma anch’essa procede a rilento, e non si riesce a trovare la quadra.

Le Bretelle del Calopinace che avrebbero dovuto collegare la parte alta della città (Cannavò, Mosorrofa, Spirito Santo) al centro città, sono un cantiere bloccato dopo un contenzioso chiuso. Ancora la comunità aspetta che venga riappaltata l’opera, in quanto questa rappresenta un’infrastruttura importante per dare respiro e fluidità alla mobilità cittadina.

Anche le ‘Aste del S. Agata’ sono un cantiere fermo. Questa opera invece avrebbe collegato il centro città con la zona sud proprio per bypassare il congestionamento automobilistico in zona Arangea. Addirittura l’opera prevedeva uno svincolo, realizzato da Anas, al quale non seguirono i lavori di ammodernamento e riqualificazione dell’arteria.

Può risultare anche superfluo sottolineare l’incompiuta ormai storica della Bovalino-Bagnara, progetto di 20 anni fa, che, insieme alla Limina, avrebbe dovuto rappresentare un’opera strategica per l’intero territorio metropolitano.

Sempre per quanto riguarda i collegamenti della provincia, non si è mai capito come mai alcuni tratti della 106 come Ardore-Locri non abbiano mai visto la luce della riqualificazione, così come è avvenuto per la variante di Palizzi. In questo caso il progetto era finanziato da Anas ma è scomparso dall’agenda delle opere di ammodernamento nel silenzio più assordante.

E più in generale ritengo che l’ammodernamento della Statale 106 sia una delle più importanti opere in termini di collegamento infrastrutturale e sociale. Soprattutto per quanto concerne il Megalotto che, da Palizzi Marina, dovrebbe giungere fino a Caulonia. I comuni della Locride dalla Città Metropolitana, luogo da cui dovrebbe naturalmente partire il rilancio culturale ed economico del nostro comprensorio, senza una vera e propria riqualificazione della 106, rischiano di diventare periferia avulsa dal contesto cittadino di Reggio Calabria.

Per certi versi nota dolente, a causa dei tanti incidenti mortali, la costiera della fascia ionica è stata paralizzata anche nella sua naturale vocazione, ossia turistica. Troppo scollegata e poco dinamica la viabilità con l’aeroporto ed il porto della città capoluogo.

Insomma opere più o meno di grande impatto strategico e logistico che, vanno ad aggiungersi a tutti i cantieri fermi previsti per la rimodulazione del Decreto Reggio – in ballo c’erano circa 180 mln – e dei patti per Reggio e per il Sud, il cui importo totale si aggira al di sopra degli 800 mln di euro. E poi fondi nazionali e comunitari per dissesto idrogeologico e messa in sicurezza della porzione dell’edilizia scolastica. Insomma parliamo di un qualcosa come oltre 1 miliardo di euro per la metrocity di Reggio Calabria. Una paralisi che ha ucciso il comparto edile e il suo indotto. Per non parlare del dramma sociale causato da una disoccupazione dilagate del settore. Chi risponde di questa miopia amministrativa? Chi si assume la responsabilità di una mancata progettazione e pianificazione? A chi si dovrebbero attribuire i fallimenti di un’evidente incapacità gestionale? Chi ha il dovere di dare le risposte giuste si metta una mano sulla coscienza e lavori perché questa metrocity riscatti dal giogo del bisogno i propri cittadini.

Rosy Perrone: “Minacce al giudice Cotroneo: minacce allo Stato”

Le minacce al capo della sezione Gip-Gup di Reggio Calabria giudice Tommasina Cotroneo, sono un chiaro segnale di minaccia allo Stato. La Cisl Metropolitana di Reggio Calabria esprime la totale vicinanza al Giudice Cotroneo, e alla sua famiglia.

Un gravissimo atto intimidatorio che di certo, non inibirà il grande lavoro del giudice antimafia, ma che induce a non abbassare la guardia in una terra ancora troppo asfissiata dalla criminalità organizzata.

Comitato esecutivo Cisl Reggio Calabria “Nuove strategie e nuovi approcci per una società Post Covid”

Nel corso dei lavori del Comitato esecutivo tanti sono stati i temi trattati, per approfondire e discutere le criticità che imperversano nel territorio metropolitano. Alla relazione introduttiva tenuta dal Segretario generale Rosy Perrone si è avuto un confronto aperto a tutto campo con i segretari di federazione intervenuti al dibattito – Loiacono (fnp), Ascanelli (first) Chiarolla (fim), Corsaro (filca), Sera (fp), Giordano (fit) e Piscioneri (fai) – dopo del quale c’è stato un intervento qualificato del Segretario generale Calabria Tonino Russo. La discussione si è diramata speditamente con condivisione piena della relazione introduttiva della segretaria generale contribuendo di fatto a tracciare una linea sindacale da seguire nei mesi – tormentati da una fase post Covid – che verranno.

Infrastrutture, trasporti, zes, Area dello Stretto, temi socio sanitari ed ambientali sono stati punti focali dell’analisi del gruppo dirigente Cisl. Per la provincia di Reggio quasi inesistenti (130 gradi opere per 200 miliardi) le opere infrastrutturali previste dal Decreto Semplificazione, dunque aeroporto e collegamenti con lo Stretto ancora lontani dalle priorità di un Governo lento. Più volte – soprattutto dopo l’istituzione dell’autorità di sistema dello stretto – si è messa in discussione la miopia dello Stato, della Regione Calabria e della Città Metropolitana rispetto ad un tema fondamentale per il futuro del nostro territorio. Lo Stretto come risorsa e come elemento di congiunzione, culturale, commerciale ed economico tra Europa e Mediterraneo: è questa la vision della Cisl. Ad oggi poco attenzionata da un management politico distratto. Inoltre, si è ribadita la necessità di discutere di Europa in Europa e con l’Europa. L’Italia dovrebbe vantare una forza propulsiva in termini di sviluppo come asse importante tra Europa e mediterraneo ed invece continua a cincischiare sul Mes che potrebbe invece rappresentare un buon obiettivo sanità o dei recovery fund.

Un aiuto europeo agli Stati, senza condizionalità, potrebbe davvero far ripartire l’economia soprattutto del Sud, in questa fase post Covid. Il riferimento è a investimenti su: infrastrutture, trasporti, lavoro, sanità digitale. Potrebbero davvero materializzarsi riforme epocali che farebbero bene alla Calabria e alla Metrocity.

Si è discusso anche di nuove strategie e nuovi approcci da programmare in quanto l’emergenza Coronavirus ha generato una frammentazione sociale dalla portata globale. Uno strumento messo in campo dalla CISL. Metropolitana è lo sportello sociale di prossimità e di ascolto. Insieme ad Anolf e Inas, la Cisl Metropolitana ha lanciato il progetto ‘PERSONA PROSSIMITA’ PERIFERIE’. I primi report ci danno uno spaccato del momento, i volontari del numero verde hanno avuto tante richieste da persone disorientate e smarrite, da anziani soli, da chi ha perso il lavoro, da chi vuole scommettere sulla ripresa del sud d della metrocity nonostante tutto, tanti e tanti cittadini metropolitani che in questo servizio hanno intravisto una piccola ancora di salvataggio. Dunque una crisi che rischia di avere connotati drammatici se non si mettono assieme le forze positive della società civile e della comunità istituzionale per trovare soluzioni condivise.

Rosy Perrone ha evidenziato le positività della proposta di elaborare concretamente una rete relazionale con Università, parti sociali, istituzioni, Chiesa ed una fetta di cittadinanza attiva, affinché si possa consolidare un vero e proprio Patto sociale per la Metrocity di Reggio Calabria.

Una rappresentanza competente che si sforzi di essere protagonista e non più spettatrice di uno scenario che restituisce dati dolorosi rispetto agli indicatori socio-economici principali: disoccupazione, dispersione scolastica, crisi della famiglia, fenomeno migratorio, crisi del comparto economico e commerciale.

Sul tavolo del dibattimento dell’esecutivo, l’annoso problema dei rifiuti; una mancata pianificazione progettuale ha gettato nel baratro una situazione rifiuti divenuta emergenza. La cittadinanza dopo aver vissuto il dramma sanitario del Covid-19, di certo non immaginava di ritrovarsi a far fronte ad una nuova sfida di carattere socio-sanitario. Dunque si è palesata l’intenzione anche di organizzare proteste pubbliche nel rispetto delle norme anti-covid, per dire con forza che non se ne può più di approssimazioni, leggerezze, rimpallo di responsabilità e degrado pubblico;  il sistema rifiuti deve camminare su 2 direttrici: eliminare subito le tonnellate di rifiuti che hanno generato dappertutto discariche a cielo aperto e trovare attraverso una progettazione immediata e seria una soluzione, che non sia ‘tampone’ ma che abbia risvolti definitivi. Con il problema rifiuti, di pari passo cammina il problema lavoratori Avr (società ‘destinata’ al servizio di raccolta), costretti a svolgere il proprio servizio senza la regolarità degli stipendi. Oltre questo dramma il territorio vive il problema della depurazione acque, per questo la segretaria Perrone ha chiesto di continuare a sostenere, come fatto finora in CISL, i cis mare pulito’ magari chiedendo una immediata interlocuzione con il ministro del sud Provenzano.

Inoltre in un contesto post-emergenza, è emersa la necessità di ragionare ad una nuova, rigenerata ed impermeabile SANITA’. Se da un lato va riconosciuto che il comparto a livello del territorio metropolitano ha tenuto e contenuto l’onda d’urto violentissima dell’emergenza, grazie ad un personale che ha dimostrato di non aver nulla da invidiare a quello di Ospedali e strutture più blasonate a livello nazionale, è vero altrettanto, che la sanità commissariata non risponde alle esigenze primarie dei cittadini. Occorre superare la fase commissariale e puntare ad un nuovo dialogo tra comunità ‘scientifica’ e società civile. Anche grazie all’attivazione delle strutture ospedaliere e hub periferici e soprattutto con la costruzione dell’Ospedale della Piana e con la concreta attivazione della medicina del territorio, per questi e non solo per questi motivi, siamo scesi in piazza alla Cittadella regionale a Catanzaro per partecipare alla grande manifestazione unitaria rivendicando una battaglia sociale sui temi della Sanità calabrese.

Approfondito anche il tema dei fondi e delle risorse da impiegare per concretizzare le proposte e le idee che provengono dalle parti sociali. Si è ribadito il concetto – più volte ripreso anche a mezzo stampa dalla Cisl – che è indispensabile creare ed allestire una vera e propria task force di professionisti per attivare e programmare interventi mirati con risorse comunitarie e nazionali e programmare una governance unica dei fondi che producono finanziamenti ed investimenti in ogni settore produttivo.

Insomma, creare e far maturare una visione nuova di Città Metropolitana, attraverso un percorso anche di accompagnamento alla classe politica, sarà la sfida dei prossimi mesi della Cisl.

Il Sindacato nasce come collante e come modello di rappresentanza in grado di accorciare le distanze tra comunità e bisogni che essa produce. Prossimità, periferie, persona e scommessa di un sud che rinascerà dalle proprie ceneri.

Rosy Perrone e Domenico Giordano “Emergenza rifiuti testimonianza di una mancata pianificazione”

“Già nel 2018 l’ex Presidente della regione Mario Oliverio e il suo Assessore all’Ambiente Rizzo, avevano indicato a Reggio Calabria di ultimare l’ATO (Ambito territoriale ottimale dei rifiuti), già in ritardo rispetto agli altri ambiti già costituiti e quindi, di designare una discarica, tale da renderla operativa in breve tempo, in virtù del passaggio di competenze che sarebbe dovuto concludersi allo scadere dell’anno solare 2018. A quasi 2 anni di distanza, siamo di fronte alla totale debacle, all’ incapacità di chi ha e si è preso carico di un settore così importante, di affrontare per tempo, e risolvere il problema che ha radici non certo recenti. Da oggi dovrebbe partire l’assemblaggio in ecoballe e la raccolta ordinaria ma la situazione in città ha valori di criticità altissimi.

Una mancata pianificazione ed un’inesistente lungimiranza progettuale hanno gettato nel baratro una situazione rifiuti divenuta emergenza. La cittadinanza dopo aver vissuto il dramma sanitario del Covid-19, di certo non immaginava di ritrovarsi a far fronte ad una nuova sfida di carattere socio-sanitario.

Non solo per una questione di decoro urbano, ma le montagne di rifiuti che per settimane hanno invaso la città, hanno creato disagi dal punto di vista ambientale e sociale. Infatti la scelta di trasferire dopo la raccolta, 3000 ecoballe nell’impianto di Sambatello è risultata essere una soluzione presa in emergenza, ma che impensierisce un intero territorio che sa bene quanto il momentaneo, alle nostre latitudini, rischi di diventare facilmente definitivo. Il comitato costituito dalla comunità della vallata del Gallico infatti si sta opponendo con una protesta pacifica, ad un eventuale trasferimento ‘fuori regime’ all’impianto di Sambatello appunto.

La mancata o improvvisata programmazione rispetto ad un tema delicato qual è la raccolta e lo smaltimento rifiuti, e l’individuazione di siti idonei, ha creato un’impasse che, sostiene il comitato di Sambatello, non è giusto che si riversi sulla comunità   dell’intera vallata.

Molte sono le preoccupazioni dei residenti, perchè l’area in cui si trova l’impianto, soffre problematiche di natura idro-geologica considerato che si trova all’interno di una conca faunistica, su un terreno di natura torrentizia con le falde acquifere alla profondità di 7-8 metri. Ma pur auspicando che il comitato di Sambatello responsabilmente accetti, stante l’emergenza assoluta, quanto proposto oggi, conclusa l’emergenza, che speriamo possa risolversi nel più breve tempo possibile, noi vogliamo capire quale saranno le strategie che si mettono da oggi in campo. L’Ato agirà come tale?  Il Comune e la Città Metropolitana si stanno dotando di un piano rifiuti? Le discariche pubbliche saranno attivate immediatamente? I lavoratori dipendenti del settore rifiuti potranno avere i loro stipendi o dovranno continuare a lottare per il diritto alla retribuzione? Ci sarà una metropoli pulita e decorosa o dovremo assistere ad una nuova emergenza in piena estate? Perché non è concepibile vedere Reggio Calabria e il suo territorio in queste misere condizioni. Cittadini senza diritti di cittadinanza, una città metropolitana che da bomboniera è divenuta una pattumiera, e la sua vocazione turistica e non solo, è stata mortificata da una miope visione e da un’inadeguatezza cronica, ma, come in più occasioni sottolineato, la Cisl non starà con le mani in mano. Pronti ad azioni di protesta sempre nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. Scenderemo in piazza e coinvolgeremo tutte le forze civiche di questa città, perché l’emergenza rifiuti è un fardello che riguarda tutti.

Ci impegneremo, inoltre, affinché chi ha la responsabilità del governo della res publica tramuti i rifiuti da fardello ad opportunità per la creazione di un’ economia circolare che valorizzi il valore del territorio ed il lavoro in un settore chiave come l’ ambiente. Oggi purtroppo si può solo costatare che non esiste un programma ambiente e che purtroppo ancora la questione rifiuti in riva allo Stretto, è più incombente di quando – ben sei anni fa – si insediò questa amministrazione nella quale evidentemente si erano deposte speranze che ad oggi appaiono deluse.

 

Rosi Perrone Segretario generale CISL RC

Domenico Giordano Segretario generale Fit Cisl Rc

Rosy Perrone: “Un patto sociale che rappresenti il ‘new deal’ della nostra Metrocity”

Superata la paura e il grande dolore per le lacerazioni che la pandemia Covid-19 ha lasciato sui territori, è ora di ragionare seriamente ad un nuovo modello di politica economica e sociale: tanto su scala nazionale quanto su scala territoriale, dove gli effetti della crisi sembrano aver lasciato il conto più alto.

Non può dunque restare inascoltato l’appello della Segretaria nazionale CISL Annamaria Furlan di unire forze e competenze sui grandi temi, motore pulsante del Paese. Un riferimento chiaro ad investimenti, infrastrutture, trasporti, sanità lavoro e tutele, defiscalizzazione, sburocratizzazione del sistema, ricerca, scuola e welfare.

Un ‘patto sociale’ dunque per far ripartire un Paese in cui la crisi sanitaria ha generato una contrazione economica e una marcata polarizzazione sociale.

Sul solco tracciato dalla Segreteria Nazionale, la Cisl di Reggio Calabria Metropolitana, ha già mosso i primi passi, cercando di far convergere in un impegno comune le forze positive e di rappresentanza della città.

Si è pensato di confrontarsi – per costruire una piattaforma programmatica da promuovere – con Parti Sociali, con Camera di Commercio, Chiesa, Confindustria che crede e promuove il Patto sociale attraverso l’ autorevole voce del suo Presidente  Vecchio, Autorità portuale dello Stretto, Confesercenti e mondo accademico – mai come in questo frangente storico c’è bisogno del ruolo portante delle Università e quanti vorranno impegnarsi in questa sfida.

Uno sforzo di competenze, di eccellenze che fanno bene al nostro territorio: è questo il paradigma sul quale si fonda l’esigenza di un Patto Sociale. Non ho remore nel dovere sottolineare che ad oggi, il silenzio assordante, frutto di un’incapacità di guardare al futuro, delle istituzioni politiche della città metropolitana preoccupa e disorienta. C’è da domandarsi se si sia percepito appieno il prodotto di una pandemia dai connotati globali e storici.

Sta di fatto che le priorità programmatiche e di sussidiarietà necessariamente sono cambiate. Ciò che andava bene tre mesi fa non può andar bene adesso. La città metropolitana deve immaginare un cronoprogramma di interventi nel breve termine che sia efficace per sostenere famiglie, lavoratori e imprese ed una Governance unica dei fondi che saranno a disposizione per la ripresa oltre che a ciò che era già stanziato e progettato in fase preCovid-19.

Proprio un paio di giorni fa, solo per fare un esempio plastico, il Ministro per il Sud Provenzano ci ricordava che per la ss 106 ci sono da tempo soldi e progetti…dunque? Dove e perché la nostra ‘metropoli’ si blocca?? E cosa possiamo fare noi come agenti territoriali rappresentativi a far decollare questa nostra realtà??

A settembre Reggio Calabria, e dunque i vertici dell’ente intermedio della Città Metropolitana, andranno ad elezioni. I programmi e le aspettative delle forze in campo dovranno tener conto di un nuovo contesto sociale ed economico.

Le aziende, le Pmi e gli esercizi commerciali chiudono e non hanno la forza di reggere l’onda d’urto; e il dato occupazionale diventa da allarme rosso. Quali saranno gli strumenti per arginare questa voragine?

Molte famiglie sono a rischio povertà o forse molto di più che a rischio. Quali sono gli asset delle nuove politiche sociali e socio-sanitarie?

Le strutture ricettive sono al collasso e serve un piano straordinario per il turismo! Se bene ha fatto la regione Calabria a garantire un week end gratuito a chi volesse soggiornare in Calabria, mi domando … la Città Metropolitana cosa intende fare, considerando il fatto che l’Aeroporto di Reggio è, nonostante impegni importanti di corollario, ancora inattivo? E quando potrà garantire voli ed in orari compatibili con un programma volativo che faccia da infrastruttura soprattutto per il turismo?

In riva allo Stretto dal punto di vista istituzionale latitano idee. E allora suggeriamo di aprire subito un tavolo con chi le idee e le proposte le sta discutendo da tempo. Siamo dunque pronti come Cisl a favorire un percorso condiviso che tenga conto delle esigenze di tutti, come del resto stiamo già facendo. Ma non si può tergiversare oltre, noi ci siamo da …”ieri” nel promuovere, senza primazie, reti per la stesura e l’attuazione di un patto sociale che possa dare gambe al nostro territorio metropolitano.

Family Act. Cisl: “Apprezzamento per il testo ma si apra un confronto con il sindacato”

“Attendevamo insieme a tutte le famiglie italiane lo schema di disegno di legge del “Family Act”, nella convinzione che in questa fase di difficile uscita dalla fase emergenziale sia necessario dare un sostegno alle famiglie, insieme al sostegno alle imprese. Abbiamo apprezzato il testo, ma chiediamo che al più presto si apra un confronto con le Organizzazioni Sindacali sugli 8 punti previsti, in modo da poter approfondire nel dettaglio i diversi aspetti”.

Lo dichiarano in una nota i Segretari Confederali della Cisl, Giorgio Graziani ed Andrea Cuccello, Responsabili dei Dipartimenti Donne e Giovani e Politiche Sociali della Cisl. “Lo schema di decreto propone infatti alcuni interventi a sostegno delle famiglie con figli, che però non sempre hanno la portata che sarebbe necessario prevedere per raggiungere realmente i fini esplicitati. Ad esempio, in relazione al sistema dei congedi e dei permessi, non si interviene sulla copertura retributiva del congedo parentale, pur avendo già sperimentato nella fase emergenziale una copertura maggiorata al 50% rispetto al 30% strutturalmente previsto. La genericità delle previsioni, inoltre, non aiuta a capire se si tratta di congedi aggiuntivi rispetto all’esistente.

Fondamentale invece il riconoscimento riservato al ruolo della contrattazione collettiva sottoscritta dalle rappresentanze maggiormente significative sul piano nazionale, a partire dal rilancio degli incentivi alle norme contrattuali per la conciliazione vita-lavoro. Apprezziamo inoltre, finalmente, la definizione di un Assegno universale per le famiglie, che riordini le frammentate misure in essere, venga corrisposto per ciascun figlio e ciascuna figlia sino ai 18 anni di età con maggiorazioni per il secondo ed ulteriori, sia proporzionale alla situazione economica della famiglia. Riscontriamo inoltre alcune criticità, anche di origine culturale, in tema di promozione della parità di genere all’interno dei nuclei familiari. Non ci piace, ad esempio, la definizione di “secondo” percettore di reddito, riferita chiaramente alle donne che rischia di suonare alquanto discriminatorio, così come ci pare manchi il giusto approccio rispetto alle responsabilità genitoriali in un’ottica di condivisione tra madri e padri, evitando così di perpetuare l’idea di una conciliazione ancora a misura di donna che auspichiamo di poter recuperare in sede di confronto. Infine un aspetto che preoccupa fortemente sono i tempi: possiamo davvero chiedere alle nostre famiglie di attendere più di due anni per vedere la sua completa realizzazione? Noi pensiamo che sia necessario agire al più presto”.

La CISL, l ‘ ANOLF e l’ INAS di Reggio Calabria Città Metropolitana avviano il progetto ‘PERSONA, PROSSIMITA’, PERIFERIE’

Attivare uno sportello telefonico di prossimità sociale e di ascolto. E’ questo l’intento della Cisl di Reggio Calabria che, insieme ad Anolf e Inas, lancia il progetto ‘PERSONA PROSSIMITA’ PERIFERIE’.

Una risposta di orientamento alla persona riguardo le situazioni derivanti dalla fase post Covid-19. Si tratta dell’attivazione di un Numero Verde ‘800 973 110’ dedicato esclusivamente a questo servizio che sarà disponibile dall’ 8 giugno dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30 a fronteggiare la questione dell’emersione rapporti di lavoro e ad affrontare il post Covid-19 orientando, chiunque si vorrà rivolgere al numero verde, attraverso l’attività di Counselling nel campo sociale.

L’emergenza Covid-19, ha frammentato il contesto delle nostre comunità facendo sollevare situazioni di emarginazione sociale ed economica. La Cisl ha voluto dotarsi di uno strumento che in qualche misura potesse affiancare la persona accogliendone le istanze in tutto il territorio metro dal centro alle periferie attuando accompagnamenti di prossimità che attraverso chiarimenti saranno finalizzati, attraverso una prima scrematura, ad aiutare la persona ad affrontare questo fenomeno.

In questa ottica, allo scopo di sostenere i cittadini ad orientarsi  è stato pensato un progetto, che sarà organizzato in funzione della prossimità degli ambiti (federazioni, associazioni e patronato) presso i quali già opera ,con tutte le proprie strutture, il soggetto attuatore dell’iniziativa: dunque operatori professionisti volontari, con competenze di counselling, offriranno ascolto e orientamento a tutti i cittadini – italiani e stranieri – attraverso il Numero Verde 800 973110, saranno, quindi, attivate  procedure mirate a cogliere decodificare le nuove richieste di aiuto, nel contesto dell’intera area metropolitana, con particolare riferimento alla modalità di accesso per la procedura di emersione e regolarizzazione, segnalazioni per disagio sociale ed orientamento ai servizi del territorio.

L’UST CISL di Reggio Calabria con Anolf e Inas si stanno impegnando a tentare di contribuire a ridurre più possibile gli effetti di disgregazione sociale ed economica che non solo la pandemia ha favorito, ma anche il post-emergenza. I cittadini sappiano che possono contare su CISL !