Luigi Sbarra (segretario Cisl): «Nel mondo del lavoro la flessibilità è diventata precarietà

Un quadro allarmante quello proposto dall’Inapp, che mette in evidenza le debolezze e le fragilità di un mondo del lavoro sempre più colpito dal virus della precarietà. Ma non bisogna confondere questo morbo con forme buone e negoziate di flessibilità, come il contratto a termine e in somministrazione, che restano determinanti specialmente nelle fasi di ripartenza come l’attuale per far emergere il lavoro sommerso con assunzioni di qualità, ben tutelate e contrattualizzate».

Lo afferma il segretario generale Cisl, Luigi Sbarra, commentando i dati del rapporto Inapp.

«L’andamento della qualità occupazionale in Italia sconta proprio questa sostituzione. La flessibilità è diventata precarietà perché negli anni si è mortificata la contrattazione, si è sostituita la legge alle relazioni industriali, non si sono debitamente combattuti falsi contratti di collaborazione, tirocini e part-time fasulli o, peggio, lavoro nero o grigio. E poi la crepa più grande: quella di un sistema di ammortizzatori e politiche attive assolutamente inadeguato ed incapace di coprire in modo universale tutti i lavoratori assicurando costante sostegno al reddito, riqualificazione ed incontro tra domanda ed offerta».

«Tutto questo, amplificato dalla mancanza di adeguati investimenti, ha prodotto una drammatica frammentazione del mercato del lavoro che nessuna norma di legge può oggi magicamente sanare. Serve vero affidamento alla buona contrattazione ed ai rapporti sociali ed industriali, innovazioni concertate che promuovano il lavoro stabile, rendendolo più conveniente rispetto a quello a termine, sostenendo l’apprendistato come forma privilegiata di ingresso nel circuito produttivo. Ma contemporaneamente, specialmente in questa fase, bisogna anche aprire alla buona adattività contrattata, supportandola con un ombrello solido che protegga le persone durante ogni transizione lavorativa», conclude.

Luigi Sbarra su “Il Corriere del Mezzogiorno”: “Dalla multinazionale sfregio inaccettabile per Napoli e il Sud”

🗞Whirlpool non ha mai ricercato un accordo in questi mesi. I sindacati di categoria si erano detti disponibili ad aprire un tavolo di confronto per trovare una soluzione occupazionale ai 340 dipendenti di Napoli. Il Governo aveva messo in campo anche delle risorse a supporto di una intesa. Ma l’azienda ha fatto muro. E ieri ha confermato la sua decisione cinica di non procedere alle ulteriori 13 settimane di cassa integrazione. La verità è che il gruppo ha tenuto un comportamento irresponsabile. Vuole solo scappare via, abbandonando Napoli, il Sud, centinaia di famiglie. Una vera vergogna.

Noi non ci arrendiamo e chiediamo al Governo di mettere in campo tutte le prerogative di cui dispone per far tornare indietro l’azienda. La risposta dei lavoratori sarà solidale e nazionale, Whirlpool può starne certa. Napoli e tutto il Sud non possono subire l’ennesimo colpo su un tessuto sociale e produttivo. Il Mezzogiorno industriale ha bisogno di segnali forti dal sistema istituzionale e politico nazionale e regionale.

Non faremo sconti a questa azienda che si è sfilata nella peggiore delle maniere, trattando le famiglie come oggetti e lo Stato italiano come luogo di predazione e di speculazione. Ha fatto bene ieri il Presidente Draghi ad incontrare i lavoratori, ma non basta. Occorre una risposta concreta del Governo. Ci si deve muovere con tutta la forza delle istituzioni, con penalità vere per chi non rispetta i patti, per chi prende i soldi pubblici e poi dopo pochi anni scappa via. Il Sud non è una terra di conquista. Chi se ne va in questo modo deve sapere che in Italia non venderà più neanche un chiodo.

Luigi Sbarra su “La Repubblica”: “Dall’azienda un gesto inaccettabile. I patti vanno rispettati”

Inaccettabile ed ingiustificata la scelta di whirlpool di licenziare i 340 operai di Napoli. Chiediamo che si attivi il tavolo di monitoraggio previsto dall’accordo con Governo ed imprese per affrontare e gestire le situazioni di emergenza,- da Gkn a whirlpool. Ne va della credibilità di tutti i soggetti che hanno condiviso quella intesa.

Per favorire l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro vanno potenziati i centri per l’impiego: abbiamo solo 8 mila dipendenti contro gli 80 mila della Francia ed i 115 mila della Germania. Non si capisce perché si rallentino ancora le 11600 assunzioni già deliberate.

E sulla scadenza a dicembre di quota 100 va aperto subito un tavolo per neutralizzare il pericolo che dal primo gennaio i lavoratori si trovino davanti uno scalone di 5 anni. Ribadiamo: accesso flessibile alla pensione con 62 anni di età o 41 anni di contributi a qualunque età.

Luigi Sbarra su “La Voce e il Tempo”: “Serve un patto sociale per una stagione di riforme”

Va riconosciuto al Governo Draghi di aver affrontato con autorevolezza e determinazione i problemi del paese, a cominciare dal tema della vaccinazione della popolazione che è fondamentale per combattere la pandemia ed uscire dall’’emergenza sanitaria.

Anche sul piano del dialogo sociale abbiamo siglato cinque accordi con questo Governo su vari temi, rilanciando quella necessaria stagione di concertazione di cui il Paese ha bisogno per ripartire nella massima unità e coesione sociale. Questo per noi é il momento giusto per costruire un patto per il lavoro, la crescita e le riforme.

Bisogna mettere al centro dell’agenda gli investimenti, una nuova visione di politica industriale, la formazione, la transizione digitale, il futuro del Mezzogiorno, vincolare le risorse del Pnrr ad aumenti occupazionali, all’applicazione dei contratti, alla salute e sicurezza, alla legalità. Le Parti sociali devono entrare concretamente nel monitoraggio sui crono-programmi, mettendo in campo buone flessibilità negoziate per accelerare i cantieri, salvaguardando la qualità del lavoro.

Luigi Sbarra su “Il Sole 24 ore”: “Patto per l’Italia con le imprese. Subito le riforme per il lavoro”

L’accordo che abbiamo trovato dopo il lungo negoziato con il Presidente Draghi sul blocco dei licenziamenti è stato un segnale importante, un primo passo in quella necessaria stagione di concertazione di cui il Paese ha bisogno dopo anni di disintermediazione e di sottovalutazione del ruolo delle parti sociali.

L’appello che la Cisl fa oggi al Premier, alla Confindustria ed alle altre associazioni datoriali è quello di far tesoro di questa intesa e di rispettarla fino in fondo. Andiamo avanti insieme verso la costruzione di un vero patto sociale per il lavoro, la crescita, le riforme economiche, in modo da far ripartire il paese in un clima di condivisione e di coesione sugli obiettivi strategici e di sistema.

Le relazioni industriali devono essere protagoniste della ripartenza post-Covid: non abbiamo bisogno di supplenze legislative su salario minimo, regolazione della rappresentanza, smart-working. I contratti e la bilateralità sono in grado di affrontare questi temi con maggiore efficacia, equità, adattività rispetto a qualunque norma di legge.

Luigi Sbarra su “La Stampa”: “È solo un compromesso, porterà nuove tensioni”

#Ripartiamoinsieme, #CgilCislUil, Dobbiamo riprendere subito la via del confronto. È necessario entrare in una vera stagione di ripresa degli investimenti, di utilizzo trasparente delle risorse europee e nazionali per sostenere la ricostruzione del paese.

Il paese non ha bisogno oggi di tensioni e scontri sociali, siamo impegnati ad evitarli. Sarebbe un disastro sommare al milione di persone che hanno perso il lavoro, una nuova ondata di licenziamenti. Bisogna invece rispettare i lavoratori e le tante famiglie che hanno fatto sacrifici immensi in questi mesi terribili di pandemia. Per questo stiamo chiedendo di allineare l’uscita del blocco dei licenziamenti a fine Giugno con quella degli altri settori in difficoltà prevista a fine ottobre. Avremo così più tempo per consolidare il recupero di produzione e dare profondità alle riforme su ammortizzatori sociali, rilancio delle politiche attive, investimenti sulla formazione.

Ci sono tante vertenze ferme al Mise dove in ballo ci sono più di centomila posti di lavoro. Rifinanziamento della cassa Covid e blocco dei licenziamenti vanno prolungati per tutte le aziende almeno sino alla fine di Ottobre, così come e’ stato fatto in questi 15 mesi.

Luigi Sbarra su “L’Eco di Bergamo”: “La ripartenza senza protezioni sociali messaggio sbagliato”

I dati sull’aumento della povertà, un milione di posti di lavoro persi nell’ultimo anno, 5 miliardi quasi di ore di cassa integrazione e 40 miliardi di massa salariale bruciata dalla crisi, cento vertenze ferme al Mise: questi sono i numeri veri che non possono lasciarci indifferenti rispetto alla urgente necessità di approntare misure che rafforzino le protezioni sociali. Bisogna ricostruire insieme il Paese: questo è l’appello che lanceremo sabato nelle nostre tre manifestazioni a Firenze, Torino, Bari.

Far ripartire il lavoro significa creare quelle condizioni di contesto per favorire gli investimenti, sbloccando in primo luogo tutte le grandi opere infrastrutturali, costruendo soluzioni alle tante crisi aziendali aperte al Mise e nei territori ed affrontando il tema della giusta transizione industriale, tecnologica, energetica, ambientale. Ciascuno deve fare la propria parte.

Per la Cisl rimane fondamentale cambiare il modello di crescita e sviluppo mettendo al centro il valore e la dignità della persona. Le conseguenze terribili della pandemia non possono essere pagate dai più deboli. Dalla emergenza sanitaria dobbiamo uscire cambiando in meglio le condizioni del mondo del lavoro. Non può prevalere la logica fredda del profitto e del mercato selvaggio e senza regole.