“San Ferdinando, un’altra tragedia annunciata?”

A nulla sono valse le nostre denunce e i nostri ammonimenti circa la situazione drammatica che da anni imperversa a San Ferdinando, ormai una baraccopoli della morte. Avevamo evidenziato soprattutto la difficoltà dei vigili del fuoco a svolgere in sicurezza il proprio dovere, a tutela dell’incolumità dei ‘residenti’, e a garanzia del lavoro di prevenzione ed intervento che il Corpo dovrebbe elargire. Il Corpo dei Vigili del fuoco che, non con poche difficoltà, opera in un contesto difficile e anche al limite dell’ordine pubblico, ma resta un baluardo e un presidio di sicurezza al quale va detto grazie per il lavoro straordinario che svolge quotidianamente.

Sicurezza dunque, e diritti, umani e sociali. Questo abbiamo sempre chiesto che fosse salvaguardato. Le nostre richieste rimaste inascoltate, avevano un’idea progettuale, proprio perché come Cisl siamo abituati a fornire proposte e sostegno a momenti emergenziali come la ‘bomba’ baraccopoli San Ferdinando. Un fenomeno sul quale tanti hanno fatto chiacchiere, e basta. Mai nessun intervento decisivo e nessuna delle proposte avanzate ha avuto la sua concreta realizzazione, proprio perché hanno avuto tempi inadeguati rispetto ad un’emergenza incalzante. A tavoli istituzionali e con un confronto con le parti sociali – e non meno importante, a mezzo stampa – avevamo chiesto di prendere in considerazione l’idea dei moduli abitativi da installare in tutte le aziende del territorio che avessero voluto aderire al progetto. Progetto presentato la scorsa primavera in conferenza stampa, presso il salone della parrocchia di San Ferdinando insieme alla Fai e parti datoriali.

Moduli abitativi destinati ai lavoratori immigrati, per superare o alleggerire la calca nelle baracche, che avessero voluto intraprendere un percorso lavorativo con le imprese della piana di Gioia Tauro, proprio per favorire la de-ghettizzazione della ‘bidonville’, e perché no, l’inibizione di un caporalato diffuso. Come Cisl avevamo proposto di creare un impianto di incentivazione economica per le aziende agricole del territorio per la raccolta degli agrumi, delle clementine e delle arance in particolare, ma Regione e Città Metropolitana sembrano non averci ascoltato. Proprio per dare attuazione alle politiche attive di integrazione ed inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza integrata, necessità emersa anche dal tavolo tecnico di sabato mattina del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

In un anno tre vittime. È impensabile ragionare sempre su una prospettiva di lunga gettata. Prima di un intervento strutturale che avrà certamente tempi lunghi, occorre intervenire con tempestività, e la Cisl l’aveva detto! Oltre alla proposta avevamo gettato le basi per un per un percorso di socializzazione, aggregazione lavorativa e soprattutto di emancipazione sociale.

Le tragedie del giovane gambiano Surawa Jaiteh, del senegalese Ba Moussa dell’altra notte e quella del maliano Soumayla Sacko ucciso a colpi di fucile a giugno, non solo segnano la morte di ragazzi con un’aspettativa di speranza ma anche la morte della dignità e la civiltà di un Paese, e di un sistema Stato che non ha saputo intervenire in maniera dirompente su una piaga sociale rimasta insoluta per decenni.

Bisogna smantellare la baraccopoli e al contempo trovare una sistemazione adeguata senza tergiversare oltre modo. Troppe vittime, troppa insicurezza e una emergenza sanitaria penetrante che abbassa sotto gli standard di dignità il livello di decenza umana.

Rosi Perrone – Segretario Generale Ust Cisl Rc

Romolo Piscioneri Segretario Generale Fai Cisl Rc

Giuseppe Roda’ Segretario Generale Fns Cisl VVF Rc

Anolf Rc

Reggio Calabria 17/02/2019    Ufficio Stampa Ust – Cisl Reggio Calabria

“San Ferdinando, un’altra tragedia annunciata?”

Reggio Calabria 17/02/2019

“San Ferdinando, un’altra tragedia annunciata?”

A nulla sono valse le nostre denunce e i nostri ammonimenti circa la situazione drammatica che da anni imperversa a San Ferdinando, ormai una baraccopoli della morte. Avevamo evidenziato soprattutto la difficoltà dei vigili del fuoco a svolgere in sicurezza il proprio dovere, a tutela dell’incolumità dei ‘residenti’, e a garanzia del lavoro di prevenzione ed intervento che il Corpo dovrebbe elargire. Il Corpo dei Vigili del fuoco che, non con poche difficoltà, opera in un contesto difficile e anche al limite dell’ordine pubblico, ma resta un baluardo e un presidio di sicurezza al quale va detto grazie per il lavoro straordinario che svolge quotidianamente.

Sicurezza dunque, e diritti, umani e sociali. Questo abbiamo sempre chiesto che fosse salvaguardato. Le nostre richieste rimaste inascoltate, avevano un’idea progettuale, proprio perché come Cisl siamo abituati a fornire proposte e sostegno a momenti emergenziali come la ‘bomba’ baraccopoli San Ferdinando. Un fenomeno sul quale tanti hanno fatto chiacchiere, e basta. Mai nessun intervento decisivo e nessuna delle proposte avanzate ha avuto la sua concreta realizzazione, proprio perché hanno avuto tempi inadeguati rispetto ad un’emergenza incalzante. A tavoli istituzionali e con un confronto con le parti sociali – e non meno importante, a mezzo stampa – avevamo chiesto di prendere in considerazione l’idea dei moduli abitativi da installare in tutte le aziende del territorio che avessero voluto aderire al progetto. Progetto presentato la scorsa primavera in conferenza stampa, presso il salone della parrocchia di San Ferdinando insieme alla Fai e parti datoriali.

Moduli abitativi destinati ai lavoratori immigrati, per superare o alleggerire la calca nelle baracche, che avessero voluto intraprendere un percorso lavorativo con le imprese della piana di Gioia Tauro, proprio per favorire la de-ghettizzazione della ‘bidonville’, e perché no, l’inibizione di un caporalato diffuso. Come Cisl avevamo proposto di creare un impianto di incentivazione economica per le aziende agricole del territorio per la raccolta degli agrumi, delle clementine e delle arance in particolare, ma Regione e Città Metropolitana sembrano non averci ascoltato. Proprio per dare attuazione alle politiche attive di integrazione ed inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza integrata, necessità emersa anche dal tavolo tecnico di sabato mattina del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

In un anno tre vittime. È impensabile ragionare sempre su una prospettiva di lunga gettata. Prima di un intervento strutturale che avrà certamente tempi lunghi, occorre intervenire con tempestività, e la Cisl l’aveva detto! Oltre alla proposta avevamo gettato le basi per un per un percorso di socializzazione, aggregazione lavorativa e soprattutto di emancipazione sociale.

Le tragedie del giovane gambiano Surawa Jaiteh, del senegalese Ba Moussa dell’altra notte e quella del maliano Soumayla Sacko ucciso a colpi di fucile a giugno, non solo segnano la morte di ragazzi con un’aspettativa di speranza ma anche la morte della dignità e la civiltà di un Paese, e di un sistema Stato che non ha saputo intervenire in maniera dirompente su una piaga sociale rimasta insoluta per decenni.

Bisogna smantellare la baraccopoli e al contempo trovare una sistemazione adeguata senza tergiversare oltre modo. Troppe vittime, troppa insicurezza e una emergenza sanitaria penetrante che abbassa sotto gli standard di dignità il livello di decenza umana.

Rosi Perrone – Segretario Generale Ust Cisl Rc

Romolo Piscioneri Segretario Generale Fai Cisl Rc

Giuseppe Roda’ Segretario Generale Fns Cisl VVF Rc

Anolf Rc

Ufficio Stampa Ust – Cisl Reggio Calabria

La Cisl alza la voce: “La sanità calabrese per anni è stata un bancomat. Adesso occorre stravolgere il sistema sanitario”

Reggio Calabria 02/02/2019

Si è svolto nella sede provinciale della CISL un approfondimento sulle questioni sanitarie che attanagliano il sistema calabrese, con particolare riferimento al contesto di Reggio Calabria. Ma l’occasione è stata propizia per lanciare qualche idea e qualche ‘ricetta’ per invertire il trend che vede il comparto sanitario tra gli ultimi per qualità ed efficienza di servizi, di tutto il Paese. Un momento di confronto grazie alla presenza del dottor Rubens Curia. Rosi Perrone (Segretaria provinciale UST Cisl) facendo gli onori di casa ha evidenziato che ‘il confronto con il dott. Curia è un punto essenziale che incastoniamo in un percorso già attivato dalla CISL metropolitana su temi socio-sanitari’. Il riferimento è all’istituzione della task-force che l’organizzazione sindacale ha messo in campo per discutere e affrontare la questione sanità. Ha coordinato i lavori Enzo Sera (Segretario Generale Cisl Fp), il quale ha ribadito che ‘non si può far a meno di parlare di sanità senza affrontare i problemi socio-sanitari, pertanto non possiamo restare indifferenti a delle criticità che riguardano la vita di tutti i giorni. La task-force avrà il compito di tirare fuori delle proposte’.

Rubens Curia, ex direttore generale dell’ASP di Vibo e dirigente dei LEA presso il dipartimento Salute è stato chiaro: ‘La sanità è un argomento trasversale’. Secondo Curia è un fattore trasversale “perché si riferisce tanto al bene comune ma guarda al turismo nella misura in cui la sanità è motore attrattivo di pazienti e quindi utenti. Può avere ricadute occupazionali e smuovere processi economici che animano e movimentano il tessuto sociale di una comunità”. Molto critico sul piano di rientro per la sanità calabrese: “Abbiamo utilizzato la sanità come un bancomat. ‘Grazie’ alla Cassa del Mezzogiorno, nella nostra regione sono sorti ospedali dappertutto. In una fase storica questi ospedali zonali hanno funzionato, ma poiché il costo delle attrezzature cambiava e l’innovazione tecnologica incalzava l’era contemporanea, non abbiamo avuto un management all’altezza di questo cambiamento. Si doveva riconvertire il sistema strutturale, e così non è stato. I risultati sono stati devastanti, ed oggi ne paghiamo le conseguenze”. Curia ha posto l’accento anche alla ‘faccenda’ del regionalismo differenziato: “Occorre fare attenzione, massima attenzione. E’ evidente se il regionalismo differenziato, in termini di sanità, andasse ad intaccare la percentuale di iva dalle regioni forti del nord, allora sarà evidentemente che a farne le spese saranno le regioni più deboli, quelle del sud”.

Un contributo significativo è arrivato da Caterina De Stefano (Sert), Pino Rubino (Segretario generale aggiunto Cisl fp), Lillo Romeo (Segretario Cisl Medici) e Mimmo Foti (Cisl Fnp).

I lavori sono stati chiusi dal Segretario provinciale Rosi Perrone, che non ha fatto sconti ad anni di malasanità e cattiva gestione del comparto sanitario: “Quello di oggi è un passaggio importante che accompagnerà e stimolerà ancor di più il nostro approfondimento su un tema delicato come quello della sanità. Al contempo, la task-force attivata continuerà nel suo percorso di monitoraggio e proposta, perché il commissariamento, il piano rientro e la devastante situazione debitoria sono delle criticità che stanno assumendo caratteri sempre più drammatici soprattutto se incastonati in un progetto di regionalismo differenziato che se mai dovesse essere realizzato sarebbe il danno oltre la beffa per un sud che a questo punto potrebbe considerarsi il suffisso di “sud’ditanza”! Una duplice proposta per superare questa situazione emergenziale per il Segretario UST CISL sarebbe indispensabile guardare al futuro pensando ad una riforma sanitaria ed affrontare il presente per una sanità degna della metrocity. Per Rosi Perrone “è assolutamente necessario che la politica la smetta di balcanizzare l’apparato sanitario con nomine che seguano logiche correntizie ma che decida di affidarsi alla bussola della meritocrazia. Al contempo -come abbiamo sempre fatto del resto – faremo la nostra parte aprendo un confronto con il Commissario Cotticelli e con i dg delle Asp e delle AO”. Rosi Perrone è risoluta: “C’è l’impellente bisogno di lavorare ad una rigenerazione progettuale dell’infrastruttura sanitaria, in termini di management e risorse umane e di organizzazione territoriale quindi di servizi di qualità al cittadino in un progetto sanitario metro che coniughi pubblico e privato di qualità. E una volta ritrovato il percorso di normalizzazione, occorre l’impegno e il coraggio di tutti affinché si possa puntare in alto: ad una vera e propria riforma della sanità”.

Entra nel merito Perrone suggerendo alcune linee d’intervento: “Iniziare a svecchiare e rendere a misura d’uomo il sistema sanitario. Accorciare il gap con le regioni del nord, incentivare il turn over e cancellare il blocco assunzioni, investire sulla formazione e sulla specializzazione del personale, lavorare sull’efficienza e sull’ aspetto motivazionale della ‘forza lavoro’ – inestimabile patrimonio professionale, ed infine, rendere fruibile la medicina per i cittadini del territorio metro senza soffocare con ricoveri impropri gli ospedali, valorizzare e mettere al servizio degli utenti  gli hospice strutture che sono un accompagnamento di cuore e di cure per i malati terminali ed oasi di supporto emozionale per i parenti degli stessi, valorizzare gli ambiti socio-sanitari, collante perfetto tra comunità civile e servizi sanitari , ecco solo per fare qualche esempio su cosa bisogna da subito intervenire .

Rosi Perrone ha chiosato con un passaggio a forte impatto sociale: “Un processo di normalizzazione del sistema sanitario sarà facilmente realizzabile nel momento in cui si deciderà di stimolare una ‘comunità consapevole’, con l’intento di coinvolgerla in un percorso di responsabilizzazione. Addetti ai lavori, associazioni di pazienti, parti sociali, istituzioni, imprese dovranno agire in sinergia e condivisione nell’esclusivo interesse collettivo, perché la sanità è un bene irrinunciabile e che appartiene alla vita di tutti i giorni di ognuno di noi”.

Ufficio Stampa UST CISL Reggio Calabria